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Astrazeneca, l'Italia valuta lo stop sotto i 65 anni. Decisione Ema può slittare

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La questione Astrazeneca tiene sulle spine l'Europa e l'Italia. L'Ema si pronuncerà sul rischio di trombosi per chi riceve Astrazeneca e in attesa il Governo si muove: preferirebbe non escludere categorie specifiche dalle inoculazioni, senza divieto esplicito da Bruxelles, ma i paletti fissati per gli "under" in diversi Paesi dell'Ue rischiano di condizione la decisione. Germania, Francia, Olanda, Svezia, Islanda, Finlandia e Canada hanno già deciso di limitare l’uso del vaccino alle persone anziane (in genere agli over 60). Repubblica lancia l'indiscrezione dello stop sotto i 65 anni in Italia.

 

 

Il nesso tra i rarissimi casi di trombosi e il vaccino AstraZeneca "non è dimostrabile perché i casi sono pochi. Di fronte a una casistica così limitata non è possibile creare nessi: sono eventi rari. Sanguinamenti molto peggiori li causa l’aspirina ogni anno, eppure la prendiamo tranquillamente" ha precisato ad Agorà su Rai3 Guido Rasi, ex direttore esecutivo dell’Agenzia europea del farmaco (Ema) e docente di microbiologia all’università di Roma Tor Vergata. "Oggi si riunisce l’Ema e resterà in riunione fino a venerdì, quindi non è detto che ci sia subito il verdetto. Dipende da quanti dati hanno. In Italia i casi di trombosi sono molto eterogenei tra loro: è molto difficile trarre conclusioni. Hanno annunciato per stasera? Ma non è detto. Bisogna vedere quanti dati hanno e come riusciranno a trovare una solida evidenza in una o nell’altra direzione.

 

 

 

"Se sei nel deserto ti bevi anche l’acqua sporca". A parlare con una metafora è Sergio Abrignani, immunologo della Statale di Milano e membro del Comitato tecnico-scientifico. E il Covid, per gli anziani con più di 70 anni, è come il deserto: "Rappresentano il 97% dei morti, dobbiamo proteggerli al più presto, con qualsiasi vaccino disponibile», rimarca Abrigani in una intervista a La Stampa. E ora AstraZeneca potrebbe diventare il vaccino degli anziani, mentre era partito come vaccino dei giovani. "Sì, ma le decisioni vengono prese sulla base delle informazioni che si hanno in un preciso momento. Quando è arrivata l’autorizzazione per AstraZeneca, prima in Gran Bretagna e poi nell’Unione europea, i dati i mostravano un’efficacia certa fino a 65 anni. Poi, con ulteriori dati, si è andati anche oltre i 65. A un certo punto sono comparsi questi casi di trombosi, solo in soggetti giovani, e lo scenario è cambiato. Si è generata confusione, ma è stato seguito lo sviluppo dei dati" spiega Abrigani.