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L'Italia "chiude" per Pasqua ma fuggire alle Baleari si può: paradosso divieti

Christian Campigli
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“La strategia è la via del paradosso. Così, chi è abile si mostri maldestro, chi è utile si mostri inutile, chi affabile scostante e chi è scostante si mostri affabile”. Il governo dei migliori, quello che avrebbe dovuto risolvere i problemi degli Italiani in un amen e sciogliere i nodi e le contraddizioni del Conte bis pare aver preso alla lettera la massima di Sun Tzu. Perché nel gioco delle chiusure e dei limiti imposti per arginare la diffusione del Covid, ci sono degli oggettivi paradossi davvero surreali.

 

 

 

 

Due su tutti. Il primo riguarda gli spostamenti. Nei tre giorni di Pasqua sarà vietato ad un residente di Firenze prendere la propria auto e andare a Roma, visitarla, restarci in vacanza da sabato al lunedì dell'Angelo. Ma lo stesso fiorentino potrà accendere il proprio mezzo a quattro ruote, giungere fino alla capitale, dirigersi verso Fiumicino e imbarcarsi per le Canarie o le Baleari.

Dopo si registrano numeri da record, complice anche un clima da inizio estate. Tutto ciò con buona pace delle strutture ricettive italiane, che perderanno oltre un miliardo e quattrocento milioni, secondo la stima di Assoturismo. Il governo, dopo che in rete si sono moltiplicate proteste ma anche numerose prese in giro all'esecutivo guidato da SuperMario, ha cercato di mettere la famosa pezza. Ha reso cioè noto che chiunque tornerà dall'estero dovrà sottoporsi al tampone e auto isolarsi per una mini quarantena di cinque giorni. Altro giro, altra corsa. In zona rossa le gelaterie sono aperte. Ma possono vendere solo coppette. E i coni gelato? Vietati. La ratio, assai contorta, è che il cono si possa mangiare solo all'interno della gelateria o al massimo per strada (ed essendo zona rossa, è consentito solo l'asporto), mentre la coppetta anche all'interno della propria abitazione. La luna di miele tra il nuovo governo e il popolo, esaltata dalle celebrazioni di alcuni potenti organi di stampa, pare volgere al termine. Gli italiani sono stanchi da un lato di scelte irrazionali e dall'altro di vedersi scavalcare persino da Malta nella corsa alla somministrazione dei vaccini. Dopo un anno dal primo lockdown aumenta la paura di essere lontani dal ritorno ad una vita normale, fatta di concerti, di allenamenti in palestra e di cene con gli amici. E nel frattempo i danni psicologici crescono ogni giorno. Basti pensare che proprio oggi il coordinamento dei dipartimenti di salute mentale italiana hanno sottolineato come sia necessario usare una parte dei Recovery Found, circa tre miliardi, per far fronte a un sommerso di quattro  milioni e mezzo di italiani che non hanno accesso ai servizi di cura della salute mentale.

 


Secondo la rete di specialisti, “la grave emergenza psichiatrica e psicologica, a oltre un anno dalla pandemia, deve essere affrontata e non può più essere rinviata”. La mancanza di socialità, la difficoltà nel relazionarsi, la paura che i mille sacrifici per aprire il bar o il ristorante siano andati in fumo, la violenza che sta aumentando soprattutto tra i liceali, sono segnali che non possono essere sottovalutati. In caso contrario, quando la pandemia sarà solo un lontano ricordo, c'è il rischio concreto di dover raccogliere le macerie di un governo, quello dei migliori, che si è voltato dall'altra parte di fronte ad una crescente richiesta di aiuto.