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Massoneria, il Garante della Privacy: "Gli elenchi iscritti sono inviolabili"

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"L'identità degli iscritti alle associazioni è inviolabile. E' un principio, al quale si è sempre appellato il Grande Oriente d'Italia, difendendo il diritto alla riservatezza dei propri membri, e che il Garante della Privacy è tornato a ribadire" sottolinea il Goi che, sul suo sito web, pubblica anche il parere del Garante.

 

 

"A conclusione della riunione del Collegio alla quale hanno preso parte il presidente Pasquale Stanzione, la vicepresidente Ginevra Cerrina Feroni, Guido Scorza e Agostino Ghiglia, in qualità di componenti e il segretario generale Fabio Mattei, il Garante della Privacy è tornato a ribadire con forza il parere espresso lo scorso 14 gennaio su richiesta del Ministero di Giustizia, in relazione allo schema di decreto, da adottare di concerto con il Ministero dello Sviluppo, sulle organizzazioni che partecipano a una class action e che pertanto devono figurare in un elenco pubblico istituito presso il Ministero della giustizia" spiega il Goi. Che poi aggiunge riportando il parere del Garante: "Tale elenco non potrà assolutamente contenere dati sensibili relativi agli iscritti, ma solo i dati identificativi della associazione e dei soggetti che ne hanno rappresentanza. Rilevando nello schema di decreto profili di criticità che richiedono di essere perfezionati in senso conforme ai principi di liceità del trattamento previsti dalla normativa sovranazionale e interna in materia di protezione dei dati personali, il Garante si è soffermato in particolare sull'articolo 7 del dispositivo che affida l'elenco delle organizzazioni che intendono proporre class action alla responsabilità gestionale del Direttore generale della competente Direzione, a cui viene attribuita anche la titolarità del trattamento dei dati personali in esso contenuti e il potere di richiedere la lista degli iscritti alle associazioni. Pertanto si è richiamata l'attenzione del Ministero sulla contrarietà alla richiesta di ricevere l'intero elenco degli iscritti".

 

Il Garante scrive ancora: "Un obbligo di comunicazione di dati personali riguardanti l'appartenenza dei cittadini ad associazioni di qualunque genere, come quello in esame, per finalità di controllo in ordine ai requisiti che tali organismi devono possedere per proporre azioni di classe, che potrebbero anche non essere mai esperite, appare irragionevole e può costituire potenzialmente anche un limite alla libertà di associazione stessa. Esso, infatti, potrebbe dissuadere le persone interessate dalla partecipazione a forme di aggregazione sociale ove poter sviluppare la propria personalità per il timore di possibili conseguenze di carattere discriminatorio o di esclusione sociale che potrebbero derivare dalla comunicazione a soggetti terzi, per finalità di controllo, della propria scelta associativa in un ambito, peraltro, settoriale, qual è quello dell'esercizio della azione di classe. In tale quadro, il Ministero, si conclude, deve tener conto del tenore stringente della disposizione normativa di riferimento, in base alla quale i requisiti per l'iscrizione comprendono esclusivamente ''la verifica delle finalità programmatiche, dell'adeguatezza a rappresentare e tutelare i diritti omogenei azionati e della stabilità e continuità delle associazioni e delle organizzazioni stesse, nonché la verifica delle fonti di finanziamento utilizzate''.