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Ponte Morandi, usure sullo strallo responsabile del crollo: video del 2015

Christian Campigli
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Un documento esclusivo. Che non solo evidenzia come le usure sullo strallo del ponte Morandi di Genova fossero presenti già nel 2015, ma che questa informazione fosse nota anche a manager e tecnici. Il video mandato in onda ieri sera dal telegiornale di Enrico Mentana è un cazzotto in pieno volto. Quando la guardia è bassa, e la violenza del colpo travolge tutto ciò che incontra. Senza pietà.

 

Perché i controlli venivano effettuati di notte, quando la visibilità è, chiaramente, minore? È uno dei temi al centro di una delle intercettazioni messe agli atti grazie al lavoro della guardia di finanza. La conversazione, datata dicembre 2018, il giorno prima di Natale, avviene tra Paolo Berti, ex direttore centrale delle operazioni centrali di Aspi e Michele Donferri Mitelli, ex capo nazionale delle manutenzioni per Autostrade per l'Italia. Quattro mesi dopo il crollo del ponte, il 14 agosto, una tragedia che costò la vita a quarantatré persone. innocenti. “Ma io non so cosa mandavano, mandavano i ciechi a fare le ispezioni”. Ma nei documenti che dovranno essere analizzati dai giudici ci sono anche le telefonate tra i tecnici, che, fisicamente, si recavano sul Morandi.

“Cioè, vai a vedere un ponte di notte! Perché di notte? Chiudi e lo vai a vedere di giorno! E deve servire quello che deve servire il tempo…non vai di notte con le lampade...eh, belin…è quello il discorso…poi se uno arriva adesso, l’ora, arrivano i signori della Corte…ci sono loro e ti chiudono di giorno e vai di giorno, eh beh, è un’altra cosa…e perché a noi non ce lo fanno fare?”.

Agli atti anche alcune foto, scattate all'inizio del 2008. Si riferiscono all'attacco dello strallo sotto il cassone. Sono presenti evidenti lesioni nel calcestruzzo, dovute all'ossidazione dei trefoli e all'armatura in acciaio, lesioni talmente estese che avrebbero dovuto mettere in guardia un tecnico degno di tal nome. Il documento mandato in onda ieri dal Tg de La 7, giunge tre giorni dopo la notizia delle dimissioni di Sabrina Benetton, figlia di Gilberto, dal cda di Atlantia.

Troppo profonde le divisioni con il presidente Fabio Cerchiai e l'amministratore delegato, Carlo Bertazzo. L'intera famiglia Benetton da settimane insiste per trovare un accordo con Cassa Depositi e Prestiti, che insieme ai fondi Blackstone e Macquarie ha presentato un’offerta palese per comprare Autostrade. E per chiudere quell’accordo siglato lo scorso 15 luglio e sancire l'ingresso del soggetto pubblico nella gestione della società. Cerchiai e Bertazzo hanno voluto invece portare avanti la linea del fondo Tci, che insieme ad altri soci è convinto dell'inadeguatezza dell'offerta sul tavolo, nove miliardi di euro a fronte di una valutazione minima di undici.  

 


Una distanza consistente, che unita al tema della manleva (i risarcimenti legati al risarcimento del crollo del Morandi) sta compromettendo questa delicatissima trattativa. Necessaria per rendere evidente la discontinuità. Tra il prima e il dopo. Perché quella ferita che sanguina ancora, Genova non l'ha certo dimenticata. E se è vero che le vite di Samuele, Claudia e Andrea non potranno essere quantificate da un assegno o da una condanna penale, è altrettanto innegabile che chi sapeva e non ha fatto nulla per evitare la tragedia non può farla franca. Non stavolta.