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Covid, Iss: "Sedici regioni con indice Rt sopra 1; dieci a rischio alto. Ridurre le interazioni sociali"

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Covid, l'Iss evidenzia come "sedici regioni italiane hanno un indice Rt superiore a 1" e, di queste", "otto superiore a 1,25". A rischio alto ci sono 10 regioni (Campania, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Lombardia, Marche, Piemonte, Puglia, Toscana e Veneto), mentre la settimana scorsa erano sei. A rischio moderato Abruzzo, Basilicata, Calabria, Liguria, Molise, Trento e Bolzano, Sicilia, Umbria e Valle d’Aosta. Di queste, la Liguria, il Molise, la provincia autonoma di Trento e l’Umbria sono ad alta probabilità di progressione a rischio alto nelle prossime settimane.

 

Nel report dell'istituto superiore di sanità c'è la fotografia dell'evoluzione della pandemia, che per la sesta settimana consecutiva fa registrare numeri in crescita. "Nel periodo tra il 17 febbraio e il 2 marzo, l’Rt medio calcolato sui casi sintomatici è stato pari a 1,16 (range 1,02- 1,24), in aumento rispetto alla settimana precedente e sopra uno in tutto il range", spiega il report. "Si conferma per la sesta settimana consecutiva un peggioramento nel livello generale del rischio. Dieci regioni hanno un livello di rischio alto secondo il Dm del 30 Aprile 2020. Altre 10 Regioni hanno una classificazione di rischio moderato (di cui quattro ad alta probabilità di progressione a rischio alto nelle prossime settimane) e solo una (Sardegna) con rischio basso. Tra queste, otto (Campania, Piemonte, Friuli Venezia Giulia, Emilia-Romagna, Basilicata, Lombardia, Lazio, Veneto) hanno un Rt con il limite inferiore superiore a 1,25, compatibile con uno scenario di tipo 3. Quattro Regioni hanno un Rt nel limite inferiore compatibile con uno scenario di tipo 2. Le altre hanno un Rt compatibile con uno scenario di tipo uno", si specifica.

 

Da qui la richiesta di inasprire le misure di distanziamento sociale e riduzione delle interazioni e della mobilità. "L’elevata incidenza, l’aumento della trasmissibilità e il forte sovraccarico dei servizi ospedalieri richiedono l’innalzamento e rafforzamento delle misure di mitigazione nazionali, anche anticipando ulteriori interventi di mitigazione/contenimento nelle aree a maggiore diffusione e particolarmente laddove circolino le varianti del virus".