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Brunetta: "Lavoriamo per sbloccare i concorsi. Poi ricambio generazionale nelle Pubbliche amministrazioni"

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Renato Brunetta, ministro per la Pubblica amministrazione, annuncia l'imminente sblocco dei concorsi già banditi e fermi da mesi. Un primo passo verso quel ricambio generazionale auspicato e al centro della sua missione governativa.

 

 

"Ci sono dei vincoli del Cts, stiamo lavorando per sbloccare i concorsi già banditi. C’era il rischio di fare i concorsi da casa, l’idea alla quale sto lavorando è quella di individuare luoghi pubblici istituzionali, università, sedi fieristiche altre aree dotate di piattaforme dove ospitare un numero elevato per fare concorsi on line. Stiamo facendo alcune verifiche per i sindaci. Mi dicono che amerebbero questo tipo di soluzione che potrebbe partire nell’arco di qualche settimana" spiega Brunetta in audizione di fronte alle Commissioni riunite Affari costituzionali e Lavoro di Camera e Senato. E ancora: "Il sistema di accesso, di reclutamento in tutta la pubblica amministrazione deve cambiare radicalmente altrimenti il sistema non solo è bloccato ma è morto. Non può un concorso durare dieci anni, non può essere bandito e poi rimanere appesi", ha detto Brunetta, spiegando che "o si fa subito, nei prossimi due o tre mesi, o i soldi del Recovery non li prendiamo". Per il ministro ci sono "tutte le condizioni per cambiare". Poi Brunetta ha fatto riferimento alla "buona amministrazione" parlando, tra l’altro, di "procedure", "semplificazione", "digitalizzazione". "Senza un capitale umano formato e qualificato non spendiamo i 200 miliardi dell’Europa" ha aggiunto. 

 

"È nostra intenzione dotare la Pubblica Amministrazione delle migliori competenze e favorire un rapido ricambio generazionale che la porti in linea con le esperienze più avanzate realizzate nei Paesi nostri concorrenti" ha poi aggiunto il ministro. "Oggi l’età media dei dipendenti pubblici è di 50,7 anni. Tra il 2019 e il 2020 la Pubblica amministrazione ha perso circa 190 mila dipendenti. Entro i prossimi tre-quattro anni si prevede l’uscita di altre 300 mila persone. Nel 2021, per la prima volta, ci saranno più pensionati ex dipendenti pubblici (3 milioni) che dipendenti pubblici attivi" si legge nel documento presentato in audizione.