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Scuole cattoliche, il cardinale Bassetti: "Manca ancora la vera parità con quelle statali"

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"La Chiesa sarà, senza alcun dubbio, un interlocutore attento e collaborativo con il Governo, come è avvenuto anche in passato. Ci auguriamo che venga dato spazio a tutte le realtà sociali del Paese valorizzando il principio di sussidiarietà e salvaguardando i bisogni della povera gente. Le grandi priorità dell’Italia sono la pandemia, le famiglie, la denatalità, il lavoro, la scuola e i giovani". Lo dice il cardinale Gualtiero Bassetti in un’intervista al Messaggero.

 

 

"Sono sicuro che il Presidente del Consiglio Mario Draghi, che è membro della Pontificia accademia delle scienze sociali - prosegue - conosca a fondo la realtà in cui si trova ad operare e saprà fare bene. Da parte nostra, in ogni momento di crisi, la chiesa è sempre stata presente e anche oggi non si tira indietro. La didattica a distanza? Io sono estremamente preoccupato - ammette Bassetti - dai bambini della scuola primaria agli adolescenti delle scuole superiori. Stanno sopportando sulle loro spalle il prezzo più grande di questa pandemia. Perché gli è stato tolto un pezzo della loro giovinezza, della loro vita, della loro crescita.

 

 

E'oggettivamente una condizione durissima di sradicamento e di chiusura. Sull’educazione cristiana e sulle scuole cattoliche il Cardinale dice "negli ultimi anni, effettivamente, sono state chiuse molte scuole cattoliche. Nello stesso tempo, però, ce ne sono altre che rinascono in forma nuova, quasi di autogestione. Questo significa che non è cessata la domanda di educazione cristiana che le famiglie desiderano dare ai propri figli. La vita delle scuole cattoliche non è però facile visto che manca in Italia quella vera parità che altri Paesi riescono a garantire tra scuole statali e non statali. Forse è arrivato momento di ripensare un po' l’essenza e l’identità di queste scuole", ha sottolineato. Bassetti affronta anche il tema dei vaccini. "Tutto il Paese guarda con speranza e attende un lavoro serio, meticoloso e giusto - ha affermato -. Non servono grandi slogan, occorre concretezza e autorevolezza. Nelle loro mani c’è il più grande piano di sanità pubblica dalla Seconda Guerra Mondiale ad oggi".