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Covid, Berlusconi silenzia gli scienziati: "Con Draghi stop alle esternazioni, aumentano la sfiducia"

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Lunga intervista di Silvio Berlusconi rilasciata a Il Messaggero. Il leader di Forza Italia ha parlato del governo Draghi e delle tematiche legate alla pandemia da Covid. "Alcuni scienziati chiedono un lockdown generalizzato per qualche settimana, come del resto stanno facendo altri Paesi europei. Credo che dobbiamo fare di tutto per non arrivare a questo, anche sulla base del parere contrario già espresso da molte Regioni. Mi rendo però ben conto che il pericolo di una nuova e più grave ondata, collegata alle varianti del virus che si stanno diffondendo, è davvero dietro l’angolo. Due regole comunque devono essere rispettate in modo assoluto. La prima è che ai cittadini va data un’informazione chiara e tempestiva - ha spiegato - non suscitando false speranze né timori infondati, evitando di cambiare strada all’ultimo momento. La seconda regola è che ad ogni chiusura deve corrispondere un risarcimento immediato e soprattutto contestuale".

 

 

Berlusconi ha poi proseguito: "Penso - ha aggiunto - che legittime discussioni scientifiche, se trasferite sui media, involontariamente disorientino la popolazione e aumentino quindi la sfiducia. In questi mesi abbiamo ascoltato tutto e il suo contrario e per questo ci auguriamo che la moratoria Draghi sulle corrette informazioni da dare ai cittadini possa estendersi anche alla comunità medico-scientifica".

 

 

Il leader di Forza Italia ha parlato anche di vaccini: "E' evidente che qualcosa fin qui non ha funzionato, non solo in Italia. Anche senza fare paragoni con l’esempio straordinario di Israele, basta guardare al Regno Unito, più simile a noi per dimensioni e caratteristiche: il governo inglese ha già somministrato almeno una dose di vaccino al 25% della popolazione. Va detto però che il problema non è solo italiano, i nostri principali partner nell’Unione europea sono anch’essi in difficoltà. Credo che la strada da seguire - ha spiegato - sia quella di verificare la possibilità, con l’acquisto delle licenze dai produttori, di coinvolgere direttamente nel processo produttivo le aziende italiane dotate delle necessarie apparecchiature. I tempi da prevedere per gli eventuali vaccini italiani saranno comunque non inferiori a sei mesi".