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Covid e scuola, il piano di Draghi per riportare gli studenti in classe in sicurezza

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Riaprire la scuola e farlo in sicurezza. Uno degli obietti primari del governo di Mario Draghi sarà proprio riportare gli studenti nelle classi e recuperare quanto più possibile il tempo perso in questi mesi di battaglia al Covid. "Non solo dobbiamo tornare rapidamente a un orario scolastico normale, anche distribuendolo su diverse fasce orarie, ma dobbiamo fare il possibile, con le modalità più adatte, per recuperare le ore di didattica in presenza perse lo scorso anno, soprattutto nelle regioni del Mezzogiorno in cui la didattica a distanza ha incontrato maggiori difficoltà. Occorre rivedere il disegno del percorso scolastico annuale", ha insistito, "allineare il calendario alle esigenze derivanti dall'esperienza vissuta all'inizio della pandemia" ha spiegato Draghi nel suo discorso in Senato.

 

 

Ma se l'egenza è quella di far tornare gli studenti a fare lezioni in presenza, dall'altra c'è il timore dell'esplosione delle varianti del Covid proprio a scuola. Così il neo ministro dell'Istruzione Patrizio Bianchi ha insistito chiedendo di affrontare in maniera seria e rapida  la questione dei contagi a scuola e la loro circoscrizione al Comitato tecnico scientifico aprendo un tavolo di approfondimento con il coordinatore Agostino Miozzo svela Repubblica.

 

 

Scartata l'ipotesi di aprire una sorta di corsia preferenziale nel controllo e nell'intervento anti Covid per la scuola essendoci un numero insufficiente di medici, Bianchi punta sul medico scolastico e su vere e proprie unità mobili in tutte le città, tipo "pronto intervento sanitario" capaci di arrivare nella stessa mattinata nell'edificio scolastico dove si segnala un cluster di Coronavirus e, a quel punto, "identificarlo, circoscriverlo e avviare in tempi immediati i tamponi necessari per dare certezze a studenti e docenti e non chiudere l'intera struttura scolastica". E su questo aspetto Miozzo vorrebbe coinvolgere la Protezione civile italiana e l'esercito con la sua componente medica. Bianchi vorrebbe dare un'accelerata a questo progetto considerando che la didattica a distanza - secondo i dati in possesso del ministero - avrebbe lasciato fuori dallo studio circa il 30% dei ragazzi.