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Terremoto Centro Italia, la rabbia del sindaco di Visso: "Siamo rimasti in 800. Mai ascoltati dal governo. Non riuscirò a vedere la mia città ricostruita" | Foto

Viaggio nei territori del cratere (2a puntata)

Patrizia Antolini
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“Un minimo di burocrazia andava tolta, un minimo di ripartenza ci doveva essere. Hanno fatto una ricostruzione post terremoto con norme comuni e invece doveva essere fatta con procedure speciali. Sì, dovevano semplificare come hanno fatto con il decreto Genova. Qui invece purtroppo siamo con le mani legate. A noi sindaci, questo governo non ci ha mai ascoltato”. Gian Luigi Spiganti Maurizi (Foto di Vito Nobile), primo cittadino di Visso, elmetto da cantiere e mascherina, di grinta ne ha da vendere e non molla: apre con le chiavi il cancello che porta a una delle cento piazze più belle d’Italia e ti apre uno scrigno di tesori, arte e storie semplici di montagna. Un'area diventata zona rossa dal terremoto del 2016. Le chiese e i palazzi sono inagibili con i loro ricordi ingabbiati dietro le impalcature.

“Dopo quattro anni che dobbiamo pensare? Rassegnazione non ce n’è perché qui non si rassegna nessuno. Però a tutto c’è un limite: nelle frazioni è rimasto veramente tutto come nel 2016, con le macerie in mezzo alla strada. Tra la mia gente percepisce un senso di menefreghismo da parte di chi dovrebbe occuparsi di ricostruire i nostri paesi. E invece è tutto fermo. Qui l’estate si arrivava a 15-20 mila abitanti che venivano in villeggiatura, adesso siamo rimasti in 800 o poco più, parecchi sono ancora nelle Cas, qualche giovane se n’è andato perché ha trovato lavoro fuori. Loro li perderemo, molto probabilmente non ritorneranno. Perché è chiaro che i nostri borghi possono rinascere solo creando posti di lavoro. Dobbiamo ringraziare per questo i proprietari di una fabbrica che produce pizze surgelate: sono rimasti chiusi per sei mesi poi sono ripartiti. Ci lavorano 200 persone in tre turni: per Visso è importantissimo” spiega il primo cittadino eletto nel 2019 dopo una lunga esperienza nell’amministrazione del suo paese.

Dell’enorme patrimonio conservato dal borgo sul fiume Nera, il museo civico diocesano non conserva più nulla. “Dopo il terremoto del 1997 era stato completamente ricostruito grazie ai fondi europei e abbiamo ristrutturato l’ex chiesa di Sant’Agostino. C’erano le tavole seicentesche delle Dodici Sibille, diverse opere di Paolo da Visso recuperate dalle chiese del territorio di Visso. Affreschi e dipinti tra cui una giostra medievale tra le più importanti d’Italia. Conservavamo lì anche la seconda stesura dell’Infinito di Leopardi, quella con la correzione immensità-infinità: ora è in un caveau in sicurezza”.

Sulla facciata del Comune, prigioniera delle impalcature che reggono un tetto che non ha più pareti, si intravedono i due orologi antichi, uno con i numeri romani, l’altro con i simboli arabi. Sopra c’era il campanile… “Rivedere qualcosa in piedi fra 10 anni sarebbe una cosa bellissima. Però se continua così non penso che riusciremo a fare qualcosa, se continuiamo su questo standard non si va da nessuna parte. E poi quando parlano di dieci anni vuole dire che saranno 20 o anche qualcosa di più. In queste situazioni bisogna essere al dentro, e chi meglio di un sindaco o di un cittadino? E’ per questo che quando entro nella piazza mi si stringe il cuore davanti a tutta questa distruzione. Ma mi commuovo pure quando penso come era visso e come mi piacerebbe che ritornasse”, confessa il sindaco non nascondendo una certa emozione e si dà un obiettivo: “Vogliamo ripartire dal Comune e dall’asilo. Per il primo abbiamo il progetto definitivo e i lavori dovrebbero partire a breve, sotto verrà la scuola. Probabilmente neanche le vedrò completate queste opere, ho 70 anni sono vecchio. Ma qualcosa di positivo mi piacerebbe rivederlo”.

(2 - Continua | Clicca qui per la prima puntata del 28 settembre)