Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Terremoto Centro Italia, la ricostruzione della vergogna. Passano gli anni, restano macerie, ruderi e sfollati

Viaggio nei territori del cratere (1a puntata)

Giuseppe Silvestri
  • a
  • a
  • a

Terremoto Centro Italia. Sono trascorsi quattro anni dalle scosse che misero in ginocchio i territori di Lazio, Marche e Umbria. Un evento definito dall'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia "sequenza sismica Amatrice-Norcia-Visso", sciame che fu particolarmente lungo e diffuso, con numerosi epicentri tra l'alta Valle del Tronto, i Monti Sibillini, i Monti della Laga e i Monti dell'Alto Aterno. Prima scossa il 24 agosto 2016 alle ore 3.36, magnitudo 6, epicentro tra Accumoli (Rieti) e Arquata del Tronto (Ascoli Piceno). Il 26 ottobre altri due colpi a Ussita e Castelsantangelo sul Nera (Macerata): magnitudo 5.4 (ore 19.11) e 5.9 (21.18). Il sisma più forte il 30 ottobre. Magnitudo 6.5 con epicentro tra Norcia e Preci (Perugia). A gennaio nuova sequenza di terremoti con magnitudo superiore a 5 tra Montereale, Capitignano e Cagnano Amiterno (L'Aquila). Furono 303 le vittime tra Amatrice, Accumoli e Arquata del Tronto. Quasi 400 i feriti e oltre 40mila gli sfollati. Un cataclisma.

RICOSTRUZIONE FALLIMENTO A distanza di quattro anni la ricostruzione è un vero e proprio fallimento. Le promesse dei governi che si sono succeduti (Renzi, Gentiloni, Conte e Conte bis) per ora sono rimaste solo parole vuote e il lavoro dei quattro commissari straordinari (Vasco Errani, Paola De Micheli, Piero Farabollini e Giovanni Legnini) non ha dato frutti. Delle 80mila abitazioni considerate inagibili soltanto il 3% è stato risanato. Meno di 15mila le domande per accedere ai contributi a disposizione e oltre 40mila le persone che vivono ancora nelle soluzioni abitative di emergenza, nei container, negli alberghi o grazie al contributo per l'affitto. Un vero e proprio disastro anche la ricostruzione degli edifici pubblici. Terminati meno di 90 lavori degli oltre 1.400 finanziati. E ancora: 230 scuole e 740 chiese ancora in attesa.

VIAGGIO DA INCUBO Come ogni anno il Corriere ha visitato le zone rosse di alcuni dei principali centri colpiti dal tragico sciame sismico. Anche nel 2020 è stato un viaggio da incubo. Praticamente tutto fermo. La ricostruzione non esiste ad Arquata del Tronto (Ap) e nelle sue frazioni, da Capodacqua a Pescara, da Pretare e Piedilama. Stesso discorso per Accumoli (Ri): nel capoluogo rispetto al 2019 è stata raccolta una parte delle macerie, ma non c'è una sola gru in piedi. A Visso (Mc) viene quasi da piangere: entrare nella zona rossa è come camminare in una città fantasma. A Norcia (Pg) lavori alla basilica di San Benedetto e al palazzo comunale, ma frazione di San Pellegrino ancora completamente distrutta, così come gran parte di Castelluccio. La stessa situazione nel comune di Preci (Pg). Zona rossa e lavori fermi anche a Camerino. Ed è così quasi per tutto il cratere. Una vergogna come dimostrano le foto che pubblicheremo, tutte realizzate a settembre 2020.

CAMERINO Iniziamo con Camerino, (sopra foto di Augusto Vagnoni). Il centro storico è inaccessibile. Oltre 2.400 le strutture inagibili, in pratica mezza città. Dei 400 edifici del centro ne sono praticabili appena 10. Oltre 3.300 sfollati su 7mila residenti. Quella che era una delle città più belle e particolari delle Marche al momento è letteralmente in ginocchio, a partire dalla sua storica università. Ma non molla: i camerti rivogliono il loro gioiello.

(1 - Continua)