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Carla Cappiello, presidente ingegneri di Roma: "Il decreto nato per semplificare, blocca ulteriormente il Paese"

Ernesto Giannello
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Intervista a Carla Cappiello, presidente dell'ordine degli ingegneri di Roma.

Quali sono le criticità riscontrate nel “decreto Semplificazioni”?

"Un decreto nato per semplificare non può bloccare ulteriormente il Paese. Da un’attenta e consapevole lettura dell’art. 10 del Decreto Semplificazione, si comprende che la norma che riguarda la demolizione e ricostruzione nelle zone omogenee “A” va nella direzione opposta a quella degli obiettivi di impulso alla ripresa economica enunciati dal Governo, anche attraverso un sostegno alle attività edilizie con una semplificazione delle procedure amministrative. La disposizione normativa prevede una identica disciplina per gli immobili vincolati ai sensi del D. Lgs. n. 42/04 e per quelli ricadenti in Zona Omogenea “A” ex D.M. n. 1444/68; il che comporta, in caso di D/R, il divieto generalizzato di modifiche di sagoma, prospetti, sedime, caratteristiche planivolumetriche e tipologiche, o aumenti di volumetria. In sostanza il Decreto modifica il precedente regime della D/R, anche per gli immobili non vincolati che ricadono in Zona A per i quali  era invece prevista una disciplina  attuativa più flessibile e differenziata da quella  più conservativa per nuclei storici consolidati". 

"Ritengo che tutto questo sia in aperta contraddizione con le finalità dichiarate dal DL (“Semplificazione”) poiché incrementa gli adempimenti “burocratici” e dilatori per gli interventi di demolizione/ricostruzione (D/R), con la previsione generalizzata di uno strumento attuativo preventivo a formazione complessa (adozione/approvazione/convenzione) e pluriennale, sottraendo allo strumento di pianificazione generale (PRG) la verifica della sua effettiva necessità. Peraltro,  il divieto generalizzato di D/R (non fedele) nelle Zone Omogenee “A” cancella senza motivazione la possibilità, prevista dai piani urbanistici e dalla legislazione regionale, di Rigenerazione/Recupero edilizio e funzionale del patrimonio immobiliare ivi ricompreso, patrimonio che sarà abbandonato a se stesso. Proprio sotto questo profilo, in un periodo di crisi come quello attuale, è impensabile bloccare progetti e investimenti che generano sviluppo e crescita e “condannare” la collettività a non poter usufruire degli effetti di innovazione e sostenibilità legati alla rigenerazione urbana".

Da dove nasce questa apparente incongruenza?

"Come ho detto, il legislatore avrebbe dato la stessa dignità alle obsolete “Zone A” definite dal vetusto DM 1444/1968 ed ai centri storici delle città già tutelate dalla D. Lgs 42/04. Purtroppo in tali zone A, definite amministrativamente e non in ragione di esigenze di tutela, rientrano molte porzioni di città edificate nel periodo del boom economico dove si costruiva senza alcuna attenzione ad ambiente, sicurezza, e qualità urbana".

Quali tipi di interventi riuseltrebbero bloccati?

"Come detto, nella nuova formulazione del DPR 380/01, nelle zone omogenee “A” gli strumenti urbanistici consentirebbero solamente demolizione e ricostruzione “dov’era com’era”. Giusto per fare un esempio, con riferimento alla città di  Roma, mi viene in mente l’edificio crollato recentemente a Ponte Milvio; il palazzo faceva parte di una serie di palazzine popolari edificate negli anni ’50, senza alcun pregio architettonico e all’insegna del risparmio anche in termini di efficienza energetica. In un caso come questo, a meno di ricorrere a lunghi ed incerti programmi urbanistici di recupero urbano, i proprietari del bene immobile  potrebbero solamente ricostruire il clone dell’edificio crollato (vedi foto), con grandi difficoltà anche ad adattare le quote dell’edificio alle esigenze di tutela del rischio idraulico. Stesse considerazioni posso essere fatte per le città colpite dagli eventi sismici".

E riguardo all’efficientamento energetico?

"L’impossibilità di attuare una vera “sostituzione edilizia” rende impossibile perseguire i traguardi della Strategia di ristrutturazione a lungo termine di cui alla direttiva europea  2010/31/UE tesa a sostenere la ristrutturazione del parco nazionale di edifici residenziali e non residenziali, sia pubblici che privati, al fine di ottenere un parco immobiliare decarbonizzato e ad alta efficienza energetica entro il 2050".