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Autostrade, Benetton si arrende. Entra lo Stato. Accordo dopo una notte di liti, trattative e ricatti

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E' stata una notte di trattative per il futuro delle autostrade. Accordo alle prime luci dell'alba del 15 luglio; Benetton rinuncia alle quote di Aspi, mentre entra come socio di maggioranza Cassa deposito e prestiti. La nottata del consiglio dei ministri è stata segnata da litigi, stop, vertici, retroscena, braccio di ferro tra Italia Viva e Movimento 5 Stelle. Dopo le 5 la fumata bianca. La situazione si è sbloccata con la disponibilità della famiglia Benetton all'uscita dall'azionariato: due le proposte della società. La prima prevede specifici punti qualificanti riguardo alla transazione e il futuro assetto societario: misure compensative ad esclusivo carico di Aspi per 3,4 miliardi; riscrittura di convenzione, tariffe e concessioni comprese; rafforzamento del sistema dei controlli e delle sanzioni; rinuncia a tutti i giudizi sulla ricostruzione del ponte Morandi, sul sistema tariffario e sulla legittimità del milleproroghe. Il controllo di Aspi passa a Cdp (al 51%). Gli azionisti di Atlantia valuteranno la smobilizzazione. In alternativa Atlantia ha offerto la disponibilità a cedere direttamente l'intera partecipazione in Aspi, pari all'88%, a Cdp. Dopo il lungo braccio di ferro, è la disponibilità dei Benetton a chiudere la vicenda. La revoca diventa uno spettro lontano. Anche perché secondo le indiscrezioni Italia Viva ha minacciato di non votarla in parlamento, facendo cadere il governo.