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Genitori di Terni condannati in appello a Perugia per maltrattamenti nei confronti dei due figli piccoli

Giorgio Palenga
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In primo grado, era il 20 luglio 2018, il tribunale di Terni li aveva assolti “perché il fatto non costituisce reato”. Una sentenza che venerdì 31 gennaio 2020 la corte d'appello di Perugia - presidente Pierucci, giudici Belardi e Venarucci - ha ribaltato dopo l'impugnazione da parte della procura generale e della parte civile, l'avvocato Francesca Abbati in veste di curatore speciale e difensore dei due minorenni maltrattati, una bambina di 8 anni e il fratellino di 10. I loro genitori - un 50enne e una 32enne, entrambi di Terni - sono stati infatti condannati ad un anno e sei mesi di reclusione ciascuno, pena sospesa, per maltrattamenti in famiglia. I due erano stati arrestati nel dicembre del 2015 dai carabinieri della Compagnia di Terni, a seguito dell'indagine sviluppata insieme al pm Elisabetta Massini. (LEGGI LA NOTIZIA DELL'EPOCA) Pesanti le contestazioni mosse dagli inquirenti a carico della coppia ternana, riassumibili in un contesto di totale mancanza di affetto e di risposte verso le naturali richieste dei due bambini. In particolare al padre 50enne erano state addebitate tutta una serie di condotte offensive, denigratorie ed anche violente verso i piccoli: insulti, minacce ma anche schiaffi, calci, oggetti lanciati verso di loro. Sintomatico l'episodio emerso in sede dibattimentale di una ciabatta dapprima scagliata, poi ripresa e tirata più volte fino a quando il figlio non era stato colpito. Non più tenue l'imputazione per la madre di 32 anni che, secondo la procura, non si prendeva cura dei figli, spesso mortificandoli ed evitando di accudirli, lavarli, nutrirli adeguatamente e condurli dal medico quando necessario. A fare qualcosa, a sostegno dei fratellini, sarebbe stata solo la compagna della madre che con la coppia condivideva spesso e volentieri l'abitazione e la sua intimità. Un quadro complesso, pesante, stigmatizzato dagli stessi investigatori al tempo dell'arresto. Non condiviso, almeno nei termini che avevano portato alla richiesta di condanna, dal tribunale di Terni ma rivalutato dalla corte d'appello perugina. L'indagine era partita da una segnalazione confidenziale fatta ad un'assistente sociale da una conoscente della madre. Segnalazione che poi era giunta all'attenzione della procura e quindi dei carabinieri del comando stazione di Terni che avevano raccolto le prime testimonianze fra insegnanti, assistenti sociali, pediatri.