Francisco Franco con Benito Mussolini

Francisco Franco con Benito Mussolini

IL REPORTAGE

La Spagna vuole rimuovere Franco e lui fa il pieno di fan e selfie

24.09.2018 - 16:28

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di Sergio Casagrande

   

VALLE DE LOS CAIDOS (settembre 2018) - Ogni democrazia, come ogni dittatura, ha i suoi scheletri. C’è chi li tiene nascosti nella speranza che si dimentichi rapidamente il passato e si guardi solo al futuro. E chi, invece, li ha raccolti tutti insieme nel tentativo di conviverci e di mantenere la memoria di un passato al quale si riconosce di aver lasciato un segno indelebile. Un segno di sangue, di lotta fratricida, ma anche di coraggio, di passioni, di ideali. Di scelte giuste; e di scelte sbagliate. Come quelle di una guerra civile che, agli occhi del mondo di ieri come a quelli di oggi, vide e ancora vede ripetutamente alternarsi i vincitori agli sconfitti e i perdenti ai trionfatori.


NEL CUORE DI SPAGNA


La Valle de los Caidos, nella Sierra de Guadarrama, a 10 chilometri da San Lorenzo de El Escorial e a una cinquantina da Madrid, è uno dei luoghi (clicca qui per una scheda di approfondimento) che avrebbe dovuto svolgere, per la Spagna, proprio la funzione di mantenere la memoria di tutti i caduti della sua guerra civile. Ma tra i 33.874 resti di combattenti che conserva ne ha uno troppo ingombrante: quello di Francisco Franco, il Caudillo, il dittatore fascista che volle proprio creare questo luogo.


LA SCELTA POI CORRETTA


Qui, nel 1940, Franco fece posare la prima pietra di un monumento colossale con l’unico dichiarato intento di “perpetuare la memoria dei caduti” fascisti nella guerra civile. Ma successivamente corresse il tiro della sua scelta e dichiarò che la Valle de los Caidos doveva essere considerata il luogo della riconciliazione spagnola. E il monumento fu dedicato a perpetuo ricordo dei caduti di entrambi gli opposti schieramenti.
E così, almeno apparentemente è stato fino all’inizio dell’estate di questo 2018, quando il governo socialista spagnolo, guidato da Pedro Sanchez, ha deciso di iniziare un iter burocratico che il 24 agosto ha portato a un decreto ministeriale che prevede la rimozione delle spoglie del dittatore dal mausoleo.

LA “GUERRA” DI SANCHEZ


Il provvedimento il 13 settembre scorso è stato poi approvato dal Parlamento spagnolo con 172 voti a favore. Due deputati hanno votato contro (ma hanno detto in seguito di averlo fatto per errore), mentre 164 si sono astenuti.
I popolari e i centristi di Ciudadanos, i due principali partiti di opposizione di centrodestra, si sono infatti rifiutati di prendere parte al voto. E il Partito popolare ha detto di voler presentare appello alla Corte costituzionale. Il primo ministro Sanchez, dopo il voto, ha scritto su Twitter che la Spagna ha fatto “un passo storico verso la riparazione dei diritti delle vittime del franchismo” e che ora “la nostra democrazia è migliore”.
Ma la decisione, in realtà, è finita per dividere gli spagnoli.

L’OBETTIVO DICHIARATO


L’obiettivo, secondo il governo, è quello di porre fine a una “anomalia democratica”, a un “mausoleo di culto, a un dittatore che ancora oggi viene osannato pubblicamente da gente che si mette in fila e poi posa davanti alla tomba del Caudillo per scattare foto ricordo". E’ vero che Franco, le cui forze nazionaliste sconfissero i repubblicani nella guerra civile, dedicò il sito a “tutti i caduti” nel conflitto, ma il premier spagnolo - e con lui tutte le forze di governo - considerano inaccettabile concedere un riconoscimento così ostentato a un brutale dittatore. Tanto più che i corpi dei caduti repubblicani, estratti da fosse comuni e cimiteri, vi furono trasferiti senza avvisare le famiglie. E che alla costruzione dell’imponente mausoleo contribuirono solo centinaia di prigionieri politici, alcuni dei quali deceduti proprio durante i lavori.

IL RISULTATO


Per ora i resti di Franco, comunque, rimangono nella Valle de los Caidos in attesa che la famiglia li porti via e il risultato è uno solo: da quando Sanchez ha annunciato i suoi piani è schizzato in alto il numero dei visitatori.

Curiosi e nostalgici si sono moltiplicati e arrivano da tutta la Spagna formando quotidianamente anche lunghe file davanti alla tomba del Generalisimo. Tutti in attesa di un selfie o di una foto ricordo in posa dopo aver lasciato un mazzo di fiori.

Secondo i dati dell’Agenzia del patrimonio nazionale spagnolo, organismo pubblico che gestisce il mausoleo facendo pagare anche un cospicuo biglietto d’ingresso, solo a luglio sono state registrate 38.269 visite, contro le 23.135 di giugno. Mentre ad agosto si sarebbero sfiorate anche le 50 mila. E a inizio settembre sono stati segnalati perfino ingorghi di auto ai cancelli di ingresso.

Franco, che ha governato la Spagna con il pugno di ferro dalla fine della guerra civile del 1936-1939 fino alla morte nel 1975, torna così di nuovo protagonista. E torna anche a dividere un Paese su temi, quali il fascismo e il comunismo, che sembravano ormai superati in tutta la penisola iberica.

A volte, forse, certi scheletri sarebbe meglio lasciarli in pace.

sergio.casagrande@gruppocorriere.it

Twitter: @essecia

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