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Ecco la prova scientifica: prima di un forte terremoto anomalie magnetiche che possono avvisarci

La ricostruzione grafica di Ingv dei rilevamenti condotti dallo spazio sulla crosta terrestre

Occorrono ulteriori studi: ma c'è la reale possibilità che in futuro si possano prevedere le scosse telluriche

Sergio Casagrande
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di Sergio Casagrande E' ancora impossibile affermare che, un giorno, i terremoti si potranno prevedere. Ma una speranza, flebile ma concreta, comunque c'è e nasce da una scoperta che vede la partecipazione di ricercatori dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv), di Planetek Italia srl e dell'Agenzia spaziale europea (Esa). L'annuncio arriva con la pubblicazione sulla rivista “Scientific Reports” del gruppo editoriale Nature delle conclusioni dello studio “Precursory worldwide signatures of earthquake occurrences on Swarm satellite data" . Con un'analisi statistica, spiega Ingv in una nota ufficiale, “si sono correlate le concentrazioni di anomalie elettromagnetiche nella ionosfera prima di forti terremoti”. E più precisamente, si è accertata “una determinazione statisticamente significativa di concentrazioni di anomalie elettromagnetiche nella ionosfera prima dell'accadimento di terremoti di magnitudo uguale a 5.5 o superiore e con profondità ipocentrale fino a 50 chilometri”. Il team di ricercatori, guidato dall'Ingv, ha analizzato i dati magnetici e di plasma nella ionosfera - lo strato ionizzato dell'alta atmosfera – misurati a una quota di circa 500 chilometri dai tre satelliti del progetto Swarm, una missione Esa nata per migliorare la conoscenza del campo magnetico terrestre. “E - spiega ancora l'Istituto di geofisica e vulcanologia - spingendosi oltre gli scopi della stessa missione, il gruppo di ricerca ha cercato tracce elettromagnetiche di accoppiamento con la litosfera terrestre in occasione di grandi terremoti”. I n parole povere, si è constatato che poco prima di forti terremoti si producono delle anomalie elettromagnetiche confermando, con dati certi, sospetti che si avevano da tempo. E ora il fenomeno che, se studiato ulteriormente, un giorno potrebbe anche consentire di capire, con un certo anticipo, se, quando e dove si verificherà un nuovo sisma. Lo sostengono, infatti, gli stessi ricercatori autori della scoperta anche se invitano, tuttavia, alla prudenza: “Il risultato del nostro lavoro è molto importante - dice Angelo De Santis, dirigente di ricerca dell'Ingv e primo autore della pubblicazione dello studio -, ma nonostante le anomalie individuate siano statisticamente legate all'occorrenza dei terremoti, esse non permettono ancora di poter effettuare previsioni degli eventi sismici, per le quali occorre passare da un approccio statistico a uno deterministico. Cosa che richiederà ulteriori studi nel futuro”. Di certo, afferma De Santis, c'è che “da un lato, abbiamo potuto confermare statisticamente che, durante la fase preparatoria di un forte terremoto, esiste un accoppiamento tra la litosfera, dove accadono i terremoti, e la sovrastante ionosfera”. Mentre “per un altro aspetto, la legge empirica di Rikitake è stata confermata con i dati da satellite”. La legge di Rikitake, spiega De Santis, “è una legge proposta negli anni '80 per i precursori al suolo, per cui il tempo di anticipo dei precursori dipende dalla magnitudo del terremoto: quanto più è lungo il tempo di anticipo del precursore, tanto più sarà forte il terremoto”. Il sospetto che prima di un terremoto si generino anomalie elettromagnetiche c'è da tempo ed è anche una delle possibili spiegazioni che viene data alla “sensibilità” mostrata dagli animali poco prima di un sisma. Nel Centro Italia, da tempi remoti, c'è la convinzione che cani, gatti e anche altri animali abbiano la capacità di avvertire l'arrivo di forti terremoti mostrando evidenti forme di agitazione. Ma solo in tempi recenti, studiando soprattutto il comportamento di gatti e tartarughe, si è avuto il “sospetto scientifico” che in alcuni casi ciò si può verificare realmente. Twitter: @essecia