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Lo schiaffetto del Papa diventa un nuovo piatto di Napoli: nascono i paccheri di Francesco

Pietro Paolo Savini
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Solo il genio napoletano poteva arrivare a tanto... Il loro nome ufficiale è “Paccheri del Papa” ma se vi piace di più e vi sembra più amichevole va bene  chiamarli anche i “Paccheri di Francesco”. L’importante è comunque che "date dei paccheri ai vostri bambini e dite: questi sono i paccheri del Papa". La fantasia partenopea non ha davvero confini. E non li ha soprattutto in cucina, dove i napoletani sono da sempre maestri. Così a  presentare il nuovo piatto con un sorriso sono i proprietari del ristorante napoletano Januarius che sulla loro pagina Facebook postano una foto con il primo, dedicato all’episodio dello "schiaffo" del pontefice strattonato da una fedele. Si tratta, scrivono sul post in cui aggiungono di essere stati aiutati dai creativi di EssereQui, di «paccheri artigianali di Camporeale, burrata di Andria Igp, polpo verace, gamberoni», «ovviamente argentini» e «pomodoro giallo corbarino». Nella foto pubblicata compaiono i paccheri con la dicitura “Paccheri del Papa”. La scelta dei paccheri non è casuale. In molti dialetti "pacchero" ha infatti il significato di botta, schiaffo, colpo. E generalmente viene usato come sinonimo di "pacca". Il riferimento di dare i paccheri i bambini fatto nel post invece ricorda invece la frase di Papa Giovanni XXIII che invitò a dare una carezza ai piccoli quando si torna a casa. In passato la fantasia dei napoletani ha dato prova anche di altre idee singolari, come quando - il giorno che in Italia fu introdotto l'obbligo delle cinture di sicurezza per gli occupanti dei sedili anteriori delle auto - furono create magliette con le cinte in diagonale stampate sopra di colore nero.  Un modo per poter andare in auto senza indossare le cinte. E senza incappare nei controlli e nelle multe...