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Mense scolastiche al setaccio del Nas: sequestrati 900 kg di cibo, nei guai 21 imprese di catering

Sergio Casagrande
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In questo anno scolastico 2019-2020, il comando carabinieri Nas per la Tutela della salute, unitamente al ministero della Salute, ha avviato un piano di controllo nazionale finalizzato alla verifica dei servizi di ristorazione e delle imprese di catering assegnatari della gestione mense presso gli istituti scolastici. Finora sono 21 le ditte sospese a seguito degli accertamenti. Il monitoraggio è stato pianificato per accertare la regolarità di tali servizi erogati nelle scuole di ogni ordine e grado, pubbliche e private, partendo dagli asili nido fino agli istituti superiori, verificando le condizioni d'igiene nei locali di lavoro e nella detenzione degli alimenti, la rispondenza dei menù alle clausole contrattuali previste dai capitolati d'appalto, la qualità e la salubrità degli alimenti somministrati, non trascurando la regolarità delle maestranze impiegate ed il possesso di adeguata qualifica e preparazione professionale. L'esecuzione delle attività ispettive, in corso da settembre, ha interessato l'ispezione di 968 aziende di ristorazione collettiva operanti all'interno di mense scolastiche, di cui 198 hanno evidenziato irregolarità, determinando la contestazione di 25 violazioni penali e 247 amministrative alle normative nazionali e comunitarie, con conseguente irrogazione di sanzioni pecuniarie per 204 mila euro. Nel medesimo contesto è stata disposta la sospensione dell'attività o il sequestro di 21 imprese di catering (valore economico stimato in circa 3 milioni di euro) per rilevanti carenze igienico sanitarie e strutturali. Sono state altresì sequestrati oltre 900 kg di derrate alimentari (carni, formaggi, frutta ed ortaggi, olio) riscontrati in assenza di tracciabilità, custoditi in cattive condizioni sanitarie e in ambienti inadeguati nonché destinati all'impiego nelle pietanze sebbene di qualità inferiore a quanto previsto.  Infatti le violazioni penali più ricorrenti contestate ai 27 gestori e titolari delle imprese, deferiti alle varie Procure della Repubblica, sono relative alla frode ed alle inadempienze in pubbliche forniture, alla detenzione di alimenti in cattivo stato di conservazione ed a inottemperanze alla normativa sulla sicurezza sui luoghi di lavoro. Gli accertamenti dei Nas rilevano, nei casi di irregolarità, il ripetuto impiego fraudolento di prodotti di minore qualità merceologica rispetto a quella pattuita e dichiarata nei contratti di fornitura stipulati con i Comuni, al fine di trarre un illecito profitto lucrando sulla differenza di costo della materia prima utilizzata nella preparazione dei pasti. Frequentemente sono gli alimenti DOP o biologici (formaggi, olio extravergine, prosciutto) ad essere sostituiti con altri di minore valore economico che, pur non presentando criticità igieniche, non posseggono alcuna 2 denominazione di origine. Ulteriori controlli hanno evidenziato l'utilizzo di carne o vegetali surgelati/congelati in luogo di quelli freschi dichiarati in contratto. La maggioranza delle infrazioni riguarda invece l'ambito amministrativo come le carenze strutturali e impiantistiche dei locali impiegati alla preparazione dei pasti, la mancata attuazione dell'autocontrollo e della tracciabilità degli alimenti, questi ultimi fondamentali per prevenire possibili episodi di intossicazione, ancor più diffusivi nelle fasce sensibili delle utenze scolastiche. Non mancano, inoltre, situazioni di mancata indicazione nei menù esposti all'utenza circa la presenza degli allergeni e di aree di cucina dove avveniva la preparazione dei alimenti per diete 'speciali' in modo indistinto con le pietanze convenzionali, rappresentando un potenziale rischio di contaminazione incrociata di sostanze altamente allergizzanti per alunni sensibili a causa di condizioni patologiche. Intanto il ministro della Salute, Roberto Speranza, esprime apprezzamento per le operazioni svolte dai carabinieri dei Nas sui servizi di ristorazione nelle scuole: «La regolarità dei servizi erogati nelle scuole è di fondamentale importanza perché interessa la salute dei nostri figli». Soddisfatta delle operazioni che si stanno compiendo la Coldiretti. Ben vengano i controlli sulle mense scolastiche per tutelare la salute dei bambini da furbi e fare chiarezza su un settore che vale 1,3 miliardi di euro, con 380 milioni di pasti all'anno serviti a due milioni e mezzo di studenti, nella sola refezione della scuola dell'obbligo. È quanto afferma infatti la Coldiretti. Il mancato rispetto delle regole a tavola è - sottolinea la Coldiretti - un crimine particolarmente odioso poiché ai danni provocati al sistema economico ed all'occupazione si aggiungono i pericoli per la salute in una fase delicata della crescita. Con le dimensioni del fenomeno evidenziate dai Nas non è quindi un caso se un italiano su quattro (26%) ha una valutazione negativa dei pasti serviti nelle mense scolastiche, secondo l'indagine Coldiretti/Ixé dalla quale si evidenzia peraltro che una netta maggioranza del 71% ritiene che le mense dovrebbero offrire i cibi più sani per educare le nuove generazioni dal punto di vista alimentare, mentre solo il 12% ritiene che dovrebbero essere serviti i piatti che piacciono di più. Soddisfazione anche dal Codacons: "Bene le operazioni eseguite dai Nas nelle mense scolastiche che hanno portato a sequestri e a provvedimenti nei confronti delle ditte coinvolte, ma non basta". Per l'associazione devono ora essere restituiti alle famiglie i soldi spesi per le rette relative alle mense dove sono state riscontrate irregolarità. «Chiediamo di rendere pubblici i nomi delle ditte coinvolte  negli illeciti e di informare adeguatamente i genitori, in modo da consentire alle famiglie di avviare le dovute azioni di risarcimento - spiega il presidente Carlo Rienzi - Le irregolarità nella gestione del servizio di refezione scolastica hanno effetti diretti sulla salute dei bambini, messa a repentaglio in caso di mancato rispetto delle norme igienico-sanitarie». «Per questo chiediamo al Nas di svolgere controlli a tappeto nelle mense di tutta Italia e di informare le famiglie coinvolte, che hanno diritto non solo al rimborso delle rette pagate per il servizio reso, ma anche al risarcimento per i rischi sanitari corsi dai loro figli» conclude il Codacons.