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Le rivelazioni del mostro del Circeo sulla villa del Trasimeno: tutto archiviato

Angelo Izzo

Sergio Casagrande
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Il gip di Perugia ha disposto l'archiviazione sul caso di Rossella Corazzin, la ragazza di 17 anni di San Vito al Tagliamento scomparsa nel nulla il 21 agosto del 1975 a Tai di Cadore (Belluno) mentre era in vacanza insieme ai genitori, che era stato riaperto dopo le dichiarazioni di Angelo Izzo, uno dei mostri del Circeo: «Esprimo tutto il mio rammarico nonché disappunto», afferma Rolando Iorio, avvocato dello stesso Izzo. Il legale Iorio evidenzia «come ci si sia soffermati oltremodo alla probabilità che Izzo abbia attinto le informazioni dalla diffusione mediatica dei dettagli investigativi della vicenda, senza prestare la adeguata considerazione ad aspetti concreti ed oggettivi, come quello relativo al riconoscimento che il mio assistito ha fatto, dopo la visione di un video mostratogli dagli inquirenti, del parcheggio e dell'ingresso della Villa sul Trasimeno appartenente a Francesco Narducci, villa dove sarebbe stato consumato, secondo Angelo Izzo, il macabro rito sulla povera ragazza». Izzo, che è detenuto dopo la condanna all'ergastolo per il duplice omicidio avvenuto nel 2005 a Ferrazzano durante un permesso, tirò in ballo sul caso Corazzin una decina di persone, tra le quali anche i responsabili del massacro del Circeo, in cui morì Rosaria Lopez e si salvò fingendosi morta Donatella Colasanti, la notte tra il 29 e il 30 settembre 1975. Furono proprio le dichiarazioni di Izzo a far riaprire anni fa il caso Corazzin.   Secondo la versione diIzzo proprio in quel periodo e in quella zona una ragazza sarebbe stata sequestrata e portata sul lago Trasimeno, violentata e uccisa. Un giallo che, sempre secondo le dichiarazioni rese da Izzo giudicato però inattendibile, si intreccerebbe con quello del mostro di Firenze: il presunto omicidio della 17enne sarebbe avvenuto, secondo il mostro del Circeo, nella villa appartenuta alla famiglia di Francesco Narducci, il medico legato ai misteri del mostro. Izzo, che non è stato ritenuto credibile dalla procura, aveva affermato di aver preso parte solo al presunto stupro. Gli atti furono trasmessi dalla procura di Belluno a Perugia, competente per territorio. Nel capoluogo umbro furono aperte due inchieste: una prima indagine era stata già archiviata. Ora arriva la seconda archiviazione che chiude il caso visto che Izzo non è stato ritenuto attendibile. «Ce lo aspettavamo. L'archiviazione a mio parere non è campata in aria perché, dopo 43 anni, oggettivamente è impossibile riaprire un processo e, qualora fosse stato riaperto un dibattimento, l'esito sarebbe stato scontato». Lo afferma all'Adnkronos l'avvocato Antonio Maria La Scala, legale della parte offesa, la zia di Rossella Corazzin. La Scala aveva presentato opposizione alla richiesta di archiviazione avanzata dalla procura: «Lo abbiamo fatto per un atto di rispetto verso la famiglia, abbiamo voluto fare tutto quello che la legge ci consentiva senza lasciare nulla di intentato. Avevamo il dovere di provarci». «Resta l'amarezza per la tardività delle indagini - conclude l'avvocato - Le indagini dovevano essere fatte bene fin dall'inizio. E se la ragazza davvero è stata uccisa, resta anche l'amarezza »per l'ennesimo delitto impunito«, conclude La Scala.