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Facebook riceve una multa da 110 milioni dall'Europa

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Sergio Casagrande
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Per la prima volta dall'entrata in vigore del regolamento sul controllo delle concentrazioni, la Commissione europea multa un'azienda per aver fornito «informazioni non corrette o fuorvianti» nell'ambito di una indagine antitrust. A farne le spese è Facebook, che si vede assegnare una sanzione di 110 milioni di euro per aver dichiarato nel 2014, mentre l'esecutivo Ue valutava la sua acquisizione di WhatsApp, di non essere in grado di stabilire una corrispondenza automatica tra i numeri di telefono del sistema di messaggistica e i profili degli utenti del social. Un collegamento reso possibile da WhatApp lo scorso agosto e la cui «possibilità tecnica», secondo la Commissione, era già a conoscenza dello staff di Menlo Park al momento della comunicazione. «La decisione di oggi manda un segnale chiaro alle aziende rispetto al fatto che devono rispettare tutti gli aspetti della normativa Ue sulle concentrazioni», ha spiegato la commissaria per la Concorrenza, Margrethe Vestager, sottolineando che il pronunciamento «impone una sanzione proporzionata e deterrente a Facebook». Parole alle quali ha fatto seguito a stretto giro la risposta di Facebook, affidata a un portavoce. «Gli errori commessi nel 2014 non sono stati intenzionali e la Commissione ha confermato che non hanno avuto un impatto sulla decisione relativa alla fusione», si legge in una dichiarazione diffusa via mail, «fin dalle prime interazioni con la Commissione, abbiamo agito in buona fede cercando di fornire informazioni accurate in ogni momento». N ulla da recriminare, quindi. Piuttosto, qualcosa da precisare: «L'annuncio chiude la questione». La Commissione Ue ha messo in chiaro fin dall'inizio che la sanzione non va in alcun modo a modificare il via libera dato a suo tempo a Facebook per l'acquisizione di WhatsApp.