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Renzi ricomincia dal Lingotto

Alfredo Doni
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In tre giorni a Torino l'ex segretario prova a risorgere dopo l'addio di Bersoani e Speranza. Il Pd renziano è già oltre gli scissionisti. È la "generazione Lingotto" quella da cui parte il candidato segretario dopo la chiusura di domenica 12 marzo. Segno che una stagione è finita e ne comincia un'altra. Cinquemila persone riunite nel Padiglione 1: Millenials, signore e signori di mezza età, anziani e amministratori quarantenni. A loro si appella Renzi. Sono quelli che hanno lasciato senza rimpianti le vecchie appartenenze a Ds e Margherita o coloro la cui prima tessera è stata quella arancione dei Gd e del Pd nel 2007. Perché "diversi e uniti" è possibile, come sostiene Maurizio Martina, l'altra metà del ticket. I nuovi esponenti di questo Pd vanno da Teresa Bellanova a Graziano Delrio, da Marco Minnniti a Claudio De Vincenti, passando per Pier Carlo Padoan e Marianna Madia: tutti hanno preso la parola. In platea c'è anche il premier Paolo Gentiloni.  Il ticket Renzi-Martina prende forma. Non un partito di "spifferi e correnti", ma un nuovo modello in cui dall'io si passi al "noi". Il Pd "ha bisogno di più leader non di meno leader" perché l'idea di essere un partito senza leadership è "un modello culturale sbagliato".