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Lo stress da Rio 2016

Jacopo Barbarito
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Non ho idea di quante altre medaglie avremo vinto quando starete leggendo queste note olimpiche. Probabilmente, sarà salito sul podio qualche altro italico sconosciuto in qualche sport di cui si parla solo al tempo delle Olimpiadi, il tiro con l'arco, il judo, la canoa, il tiro... Ecco il tiro, mi pare di capire che nessuno ci batte, siamo infallibili da tutte le posizioni, sdraiati, in piedi, a mezz'aria, e con tutte le armi, pistole, fucili, a un canna a due canne.., davvero, imbattibili, è una storia antica, gli italiani che si tratti del piattello o di un centro che più microscopico non si può, ci prendono, quando a tutti gli altri trema la mano, noi abbiamo una fermezza impareggiabile, da Buffalo Bill e Guglielmo Tell messi insieme. Poi perdiamo tutte le guerre o quasi, ma questa è antropologia di mezza tacca. Scherziamo, però questa immersione nelle Olimpiadi produce fenomeni strani. Anzitutto, la rincorsa del medagliere. Ogni giorno, ci mettono in apprensione con il totalizzatore che avanza e registra. Dove siamo finiti? siamo nella top ten o siamo scivolati indietro. C'è stato un momento drammatico in cui eravamo usciti dai dieci, poi ci siamo ripresi e siamo risaliti a livelli che ci hanno fatto superare paesi forti e dalle superbe tradizioni sportive. Eja, viva, hurrah, l'Italietta avanza e si fa onore, guai a dimenticarlo, suona l'inno e ci commuoviamo e si piange, gli eroi che hanno vinto, noi che li guardiamo, le mamme da casa, gli amici, i parenti e i conoscenti e il paese tutto con il sindaco e la banda del comune. Poi, c'è il complesso d'inferiorità della penisola. Non so se sia una mia impressione, dovuta al fatto di aver assorbito un certo stereotipo della patria e del suo popolo, vedo i nostri prodi che si affaticano, con la pancetta, se non prossimi all'obesità, piccoli, magri, spelati, e non si capisce come facciano a prevalere su armadi con bicipiti e quadricipiti, stanghe imponenti come l'ombra che spandono intorno, corpi fatti di materie sconosciute, oltre la plastica e l'acciaio. Vinciamo, magari nella scherma, nostra riserva da sempre, non facciamo man bassa di ori, nell'atletica restiamo indietro e nelle corse arriviamo sempre dopo o non partiamo nemmeno, e nel nuoto, a parte il piroscafo di lunga crociera Paltrinieri, stavolta non abbiamo trionfi da celebrare, però ci arrangiamo, ci arrabattiamo e alla fine ce la facciamo. Infine, l'effetto-gara. Non fai in tempo a seguire una prova che ne comincia un'altra, c'è sempre un altro appuntamento che viene fissato e al quale non puoi mancare, che vuol dire un rilancio ininterrotto dall'una del mattino alle quattro della notte. E bada bene, devi esserci, non ti far passare per la testa di andare a dormire. C'è qualcuno che si sta allenando per te da anni e anni e che sta per cimentarsi per se stesso e per la patria, certo, ma soprattutto per te e tu non lo puoi tradire scomparendo sul più bello. E' così che ti ritrovi infilato in un circuito seriale, prova- medaglia (se va bene)-premiazione-inno-bandiere e avanti si vada. Mancano ancora quattro o cinque giorni, non so se riuscirò a resistere fino a domenica. Tra l'altro, i nomi mi si stanno confondendo, gli sport anche e le medaglie pure, si sta impastando tutto. E di Rio de Janeiro mi appaiono di tanto in tanto il Corcovado e la spiaggia di Capocabana, mentre parte una sigla con tamburelli e fischietti che vorrebbe fare samba. Ho capito che alle Olimpiadi non è importante vincere, ma partecipare.