Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Il terrore ci cambia?

Esplora:

Guido Barlozzetti
  • a
  • a
  • a

L'ultima scheggia impazzita di quest'epoca si chiama Omar Mateen. E' lui che è entrato in un locale gay di Orlando e ha ucciso quarantanove persone. Adesso va in scena un rituale noto. Sulla rete sui vanno a cercare le foto postate da lui su se stesso e si setacciano siti e blog per capire quale filo possa collegare il suo atto agli sponsor del terrorismo, all'Is che ha subito rivendicato la strage. E ancora una volta l'America si scopre fragile e impotente di fronte all'ennesimo killer anonimo che entra in un locale con il suo piano di sterminio. Sconosciuto, va detto, fino a un certo punto, perché Omar Mateen era passato più volte attraverso le maglie dell'Fbi e ne era uscito senza che a nessuno venisse in mente che un soggetto con infatuazioni jihadistiche potesse entrare in un armeria e comprare come un cliente qualunque l'armamentario che gli serviva per regolare i conti con se stesso e con l'umanità diventata un bersaglio per il suo odio implacabile. Siamo a una serialità di questi eccidi e non è il primo su cui si allunga l'ombra dello Stato Islamico, il Presidente Obana ha parlato di Mateen come di un “terrorista cresciuto casa” ma alimentato dalla propaganda online dell'Is. E' una nuova fase in cui non c'è bisogno di pianificazioni e strategie, l'Is semina attraverso le tecnologie della comunicazione e a raccoglierne il messaggio non ci sono quelle che chiamavamo “cellule dormienti”: Omar Mateen è uno degli uno nessuno e centomila sparsi per gli States, non ha avuto bisogno di periferie-ghetto, faceva il vigilante, il padre è un personaggio controverso che sembra in contatto con i talebani afghani ed esclude ogni matrice terrorista, Omar ha sparato perché non tollerava i gay, la moglie racconta della sua violenza, specie quando beveva e anche lei non esclude tendenze omo, d'altronde frequentava spesso il Pulse, il locale della strage, confermando un carattere rissoso, la debolezza per l'alcol e un atteggiamento tutt'altro che omofobico. Naturalmente, le testimonianze si accavallano e restano ancora piuttosto confuse, ma il quadro è che nell'America delle armi facili e per tutti, con minoranze musulmane stratificate da generazioni e la libertà di una società aperta, covano dei demoni sotto traccia, delle bombe con il timer caricato e pronte ad esplodere. E' un fenomeno che può cambiare la natura stessa di una società - ancorché da quella generato - e che investe la qualità stessa della democrazia, di una nazione che si è costruita nel tempo con gli apporti dei più diversi flussi migratori e che, senza tirare in ballo sceriffi e giustizieri, ha una concezione del diritto e della libertà individuale molto diversa da quella europea. Lo si è visto subito dal rimbalzo che l'efferatezza di Mateen ha avuto sulla campagna presidenziale, con Hillary Clinton che invoca un giro di vite nella vendita delle armi e invoca unità nella lotta al terrorismo e Donald Trump che dice l'esatto contrario, dobbiamo dare a tutti i mezzi per difendersi, e chiude all'immigrazione dai paesi del terrore. Non sappiamo cosa sia passato nella testa omicida di Omar Mateen, sappiamo che il suo gesto aumenta la percezione dell'insicurezza e rischia di allargare la forbice tra la ragione e l'istinto nei processi decisionali e anche in quelli elettorali. Sta qui la minaccia più profonda del terrorismo, quella che può veramente cambiare le nostre società e aprire un'altra storia fatta di leader totalizzanti - non voglio dire totalitari - di masse impaurite e sottomesse. Dentro di noi sono già all'opera gli architetti delle fortezze e dei muri.