Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Il Campidoglio e le sue oche

Guido Barlozzetti
  • a
  • a
  • a

Perché è diventato così difficile trovare ed eleggere un sindaco? E non un sindaco qualunque, ma quello di Roma, un sindaco che dovrebbe essere all'altezza di un posto, il Campidoglio, che ha più di venticinque secoli alle spalle e da lassù ha visto passare di tutto. Perché questa impressione di stare dentro a una partita che non solo non entusiasma, ma ogni giorno che passa si rattrappisce su se stessa e si perde nei rivoli di polemiche che hanno il rumore della chiacchiera e non vanno da nessuna parte? Perché tutto si è ridotto a un album di figurine, più o meno presentabili e condannate a ad appiattirsi l'una sull'altra? Oche rumorose e basta. Chi si prepara alle primarie, e vedremo se sarà zuffa, un gioco a eliminazione che azzopperà il cavallo vincente o una competizione costruttiva, chi ha tirato fuori il Candidato e lo ha imposto senza stare troppo ad ascoltare, che si affida alla rete con i provini di più di duecento aspiranti. Come si vede, un panorama molto articolato, in cui i metodi di selezione del candidato rispondono a logiche politiche completamente diverse: un mix tra dirigismo e confronto con la base, un centralismo poco democratico e la frontiera della rete che dovrebbe bypassare le mediazioni e le camarille e stabilire un rapporto diretto fra gli autorizzati - non dunque la Rete in generale, ma il recinto degli aderenti che si sono certificati per partecipare - a esprimere un voto e la lista di chi si è candidato senza avere sponsor alle spalle. Non siamo ancora entrati nel vivo della pre-competizione e i rumori che ascoltiamo dicono che saranno mesi che si annunciano estenuanti, in cui nessuno risparmierà i colpi con il rischio di assistere a un gioco al massacro fatto di insulti e contumelie da cui tutti potrebbero uscire a pezzi, ancor prima di cominciare la corsa. Il problema è che questa fase che si apre porta si di sé il peso di tutte quelle che le hanno precedute e hanno contribuito variamente a formare una percezione catastrofica e demoralizzante: la politica come una centrale d'affari, l'amministrazione come burocratica insipienza e corruzione, lo scollamento profondo tra la capacità di governare e una metropoli che è cambiata e sta cambiando. Già Roma?! Governare come e cosa? Una realtà che vede prevalere la frammentazione e le traiettorie del caos sulla coesione e lo spirito di comunità, una stratificazione di questioni antiche - una città senza borghesia, un intreccio strutturale e contraddittorio tra istituzioni e Chiesa, lo Stato e il parastato, le clientele, i circoli dei palazzinari e degli intermediari di affari, piaceri, favori.. - che l'arretramento e la decadenza della politica e del suo personale riporta a galla e libera con effetti devastanti. Ci voleva un funerale per sapere che c'erano e ci sono i Casamonica? C'era bisogno di inventarsi un sindaco inesperto e caratteriale, ancorché forse “innocente”, e mandarlo allo sbaraglio? Ci volevano anni e anni di sottobosco per scoprire “all'improvviso” la cosiddetta Terra di Mezzo, i superfurbetti del quartiere, i re delle discariche, gli assenteisti di professione? Ci vorrebbe una discontinuità brutale e su questo il Movimento Cinque Stelle suona le trombe salvo perdersi nel suo labirinto irrisolto tra il centro che da qualche parte deve stare e il feticcio di una democrazia on line, tanto ispirata nei principi quanto sommaria e imprevedibile nei risultati. E purtroppo Roma con il suo teatro mette in scena uno spartito e una questione su cui da troppo tempo gli interessi e i lotti di ciascuno continuano a prevalere: la rappresentanza nella liquidità dispersa e corporativa, la democrazia e la selezione delle élites, il populismo come scorciatoia e il leaderismo mediatico, le conventicole che non muoiono mai e una società rinchiusa su se stessa e rassegnata. Non basterà un sindaco. [email protected]