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Il terrorista dal fucile giocattolo

Guido Barlozzetti
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Un pizzaiolo con un fucile giocattolo mette in crisi il sistema di sicurezza della Capitale. Lo vedono con quella che presumono essere un'arma, danno l'allarme e la Stazione Termini viene cinta d'assedio da quindici volanti, mentre settanta poliziotti la setacciano alla ricerca del potenziale terrorista. Perché questo è il problema, il terrorista che potrebbe nascondersi ovunque, materializzarsi all'improvviso e fare quello che ha fatto a Parigi. I nervi sono a fior di pelle, la gente si guarda intorno e conclude che quell'individuo un poco strano, forse ha anche bevuto più del lecito, che tiene tra le mani quel fucile va subito segnalato alle forze dell'ordine perché lo blocchino e gli impediscano di compiere una strage. Il terrorista e la strage, ormai sono entrati stabilmente nell'immaginario. Non solo lo aspettiamo l'uomo nero con il kalashnikov, ma forse addirittura "vogliamo" che ci appaia, seduto accanto a noi sulla Metropolitana o mentre cammina su un binario della stazione. Siamo tutti presi dalla sindrome dell'attentato e abbiamo messo in conto che prima o poi ci toccherà partecipare all'evento. Purtroppo. è quasi sicuro che ove mai dovesse apparire non starà lì in attesa, dando tutto il tempo perché qualcuno lanci l'allarme e le forze speciali intervengano per neutralizzarlo. No, sparerà subito e non smetterà fino a quando non avrà finito il caricatore o qualcuno glielo impedirà. Invece. era un pizzaiolo romano. Quaranta anni, separato. Ha attraversato quattro fermate della metro, dove una signora lo vede, si convince che quel signore è un fantasma del terrore, e lancia l'allarme, è arrivato alla Termini, ha superato gli accessi e ha preso un treno locale dove a un carabiniere - ignaro di tutto lo sconquasso che quel vicino di viaggio stava provocando - ha detto che andava dal figlio, ad Anagni, per portargli quel regalo. Gli ha fatto vedere anche lo scontrino. Solo quando ha visto la televisione il carabiniere ha realizzato e a quel punto hanno rintracciato il genitore con il cadeau incriminato. Erano passate quindici ore dal primo avvistamento. In molti hanno detto che sarebbe inutile occuparsi di una non-notizia come questa. Un flop, una bolla di sapone evaporata.. in quindici ore. Il problema è che la non-notizia prolifera, si gonfia, entra in un sistema dell'informazione iper-sensibile e diventa subito un caso. Un uomo armato si aggira per la Stazione Termini, la Stazione viene chiusa e isolata e ci prepariamo al peggio. Adesso, sappiamo che il fucile era un giocattolo e che l'uomo non aveva messo in conto le possibili reazioni che il suo regalo poteva comportare in chi lo vedeva. Meglio così, meglio una farsa, un misunderstanding, un equivoco, che un bagno di sangue. Però, il pizzaiolo non è passato invano e ci racconta tante cose. Ci dice di quanto siamo preoccupati, ci dice drammaticamente che un autentico terrorista non potrebbe che essere ubiquo e imprevedibile e che avrebbe comunque il tempo a disposizione per svolgere la sua missione disumana, che c'è qualcosa che non funziona se con tutte le telecamere che ci guardano, non lo individuano, nessuno lo ferma e devono passare quindici ore perché lo raggiungano e si faccia chiarezza. Intanto a Parigi una falso allarme telefonico su una bomba fa evacuare sei licei. Dobbiamo convivere con l'emergenza e abituarci a vivere nello stretto passaggio fra la capacità di anticipare, prevedere, prevenire e il rischio di un accadimento improvviso e subitaneo, sul marciapiede di una stazione, su una carrozza della metro o al ristorante.