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La rabbia dei risparmiatori

Guido Barlozzetti
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La nostra fiducia dalle banche e dallo Stato. Chi ha sbagliato paghi. Vittima del salvabanche.. I cartelli davanti a Palazzo Koch dicono della rabbia dei risparmiatori. Ce l'hanno con tutti, con le banche che li hanno depredati dei risparmi, con il governo che li ha traditi e non stanzia quanto servirebbe a rifonderli dei sacrifici di una vita e pure con Raffaele Cantone, nominato dal governo per vedere come stanno le cose e analizzare caso per caso, che considerano una soluzione di facciata. La rabbia è la rabbia, tanto più quando è motivata da un sentimento di sopruso. Basta un click del telecomando per vedere in contemporanea il Presidente del Consiglio che parla dal Libano ai soldati italiani che lì si trovano in missione di pace. Noi siamo l'Italia, dice in tuta mimetica, un paese che ha dato tanto al mondo, orgoglioso della bellezza e della cultura, con l'umanità che ci consente di guardare a testa alta chiunque. E' una contrapposizione forte. I risparmiatori che protestano e i soldati sull'attenti davanti a Matteo Renzi che è volato da loro per fare gli auguri. Una questione di politica e di economia interna e un saluto che si iscrive nella politica estera. L'Italia incazzata e l'Italia che si impegna nel mondo. Dico subito, per chiarezza, che l'ultima cosa da fare è cedere alla retorica del populismo, dei luoghi comuni gridati e urlati con strumentalità politica, al fare di tutta l'erba un fascio. E, tuttavia, da quelle immagini così diverse e messe insieme dalla simultaneità della televisione si trae l'impressione di una sfasatura, di qualcosa che non torna, non voglio dire di una sfaldamento. La protesta dei risparmiatori e il saluto ai soldati ci ricordano che siamo in un mondo grande, globale, dove le connessioni e le inter-dipendenze crescono, e che al tempo stesso in quell'immenso cerchio restano le durezze, le concrezioni e le rivendicazioni del cosiddetto “locale”, se locali possono essere chiamati in questo caso i cittadini che si sentono espropriati del loro risparmio. E' perfino banale dire che oggi la politica - chi governa come chi si oppone - su questo scarto dovrebbe ragionare e parametrarsi. D'altronde, la vicenda del risparmio dice in tutta evidenza quanto proprio il locale e il globale si intreccino. Stiamo dentro un stagione che vede ancora le conseguenze delle bolle finanziarie esplose e le nostre quattro banche nell'onda lunga di quella catastrofe, condita però con costumi e abitudini tutte nazionali: l'improvvisazione, il vedo e non vedo, la truffa, lo scaricabarile, la formalità burocratica..., in un circuito che coinvolge tutti, la Banca d'Italia che doveva controllare insieme alla Consob - anche se il Governatore precisa in lunghe interviste i limiti dei propri poteri - il quartetto dei reprobi, il Governo che dovrebbe metterci una pezza e qualcosa di più, e anche i cittadini. Sì anche i cittadini che giustamente tuonano e però non si possono chiamare fuori, semplicemente gridando al raggiro e all'inganno. E' duro dirlo, però la responsabilità è di tutti, il cinismo istituzionale e la sprovvedutezza dei cittadini-risparmiatori sono facce della stessa medaglia. E in quella medaglia ci sta, certo, anche il problema dell'informazione che, anch'esso, porta alla responsabilità di tutti: un diritto-dovere che riguarda chi deve informare e chi deve essere informato. Troppe distanze e paraventi, troppe retoriche e lamenti e tappabuchi dell'ultimo momento. Sta a noi decidere se è solo l'ultima puntata in attesa della prossima.