Il segnale di Marino

Il segnale di Marino

29.07.2015 - 13:39

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Marino dia un segnale!, provoca il premier Matteo Renzi, e il sindaco di Roma Capitale risponde: gli obiettivi ci sono e tutti insieme li raggiungeremo, nessun commissariamento, ho scelto io e sono un sindaco solido. E Renzi, di rimando, convoca per la prossima settimana il tavolo interistituzionale per Roma Capitale.
Il braccio di ferro ha trovato una soluzione? La Giunta Marino riparte con cinque anni davanti, due per riorganizzare - come ha annunciato - il modo di governare e tre per governare la città?
Difficile dirlo, siamo alle dichiarazioni di intenti e troppe asperità e attriti sono sul cammino per pensare di averle messe tutte alle spalle. Però, un fatto è certo, rinnovata e ricomposta la Giunta riparte, il Sindaco Marino non lascia e ricompatta la squadra. Da vedere, se si tratti di un'autonomia riconquistata, di una rifondata collaborazione tra municipalità e governo o di un messa sotto tutela. I fatti parleranno presto.

In ogni caso, un segnale di speranza per tanti motivi.
Roma non è solo la Capitale ma la vetrina del nostro Paese, come hanno dimostrato il massacro fotografico sul New York Times.
La sua immagine si lega strettamente fin quasi a coincidere con quella dell’Italia. E’ accaduto ai tempi della Dolce Vita e di Hollywood a Cinecittà, accade adesso che fanno notizia le buche nelle strade, i montini di rifiuti e il reticolato profondo della corruzione.
Basta ricordare due scadenze, la prima immediata, il Giubileo, l'altra in prospettiva e tutta da mettere in cantiere, le Olimpiadi del 2024.
Due appuntamenti che chiamano la Capitale a una sfida sulla capacità di accoglienza, sulla sintonia con la nuova modernità della comunicazione e ancor più sulla dignità che una città millenaria che chiamava se stessa Caput Mundi, deve avere per essere all’altezza del tempo della globalità.
E' chiaro che la proiezione esterna di Roma non è solo una questione di maquillage e restyling, fa tutt'uno con la qualità quotidiana della vita.
Il destino dei grandi eventi non può che dipendere dallo stato di salute della Capitale a tutti i livelli: le infrastrutture, i servizi, i trasporti, la politica urbanistica, il decoro urbano, il raccordo con le periferie.., insomma, tutto ciò che contribuisce a creare l'aria, l'atmosfera, il tono di una città, e in modo determinante la percezione ne hanno i cittadini. E i visitatori, i quali non si accontentano dei monumenti e vivono in prima persona il livello di qualità ambientale che li circonda.
Cosa serve? L’introduzione di una discontinuità che renda esplicito a tutti, a cominciare dai cittadini, che Roma entra in una nuova fase in cui i programmi sono decisivi quanto la capacità e la volontà di attuarli.
E qui arriviamo al terzo snodo, dolente e ancora più decisivo.
Non bastano i programmi. Sono fondamentali, ma funzionano solo se le procedure che li gestiscono sono adeguate e costruite in modo da invertire il trend alla degenerazione, alla corruzione e alla consorteria clientelare.
Roma deve tagliare il sottobosco e non deve farlo una tantum, deve mettere a punto una modalità politico-amministrativa che garantisca stabilmente e rompa con il circuito delle amicizie, degli accordi sottobanco, delle burocrazie che fanno il bello e cattivo tempo con i cani ormai sciolti della politica e il “generone” che si rigenera da una stagione all'altra.
Troppo ampia è la zona grigia dove fioriscono gli accordi al di fuori della legge e dei controlli, e le risorse vengono sperperate per soddisfare congreghe privatistiche e criminali, trasversali e infiltrate ormai come una mortale metastasi nelle istituzioni.
Reggeranno le spalle del sindaco Marino? Saprà essere al timone di questo processo imponente? Renzi gli ha ricordato che il fondamento della credibilità di un sindaco sta nel rapporto di ogni giorno con la città, nella capacità di ascoltare e di essere vicino ai problemi e alle contraddizioni.
Non so se Marino sia vittima di una sua inattualità. Ho la sensazione che le circostanze finora siano state più grandi delle sue (buone) intenzioni, che abbia subito i marosi piuttosto che mantenere la rotta. Ha rischiato di naufragare e, a prescindere dalla sua persona, si ritrova con un profilo usurato e degradato.
La decisione con cui si ripropone a guida della Capitale gli fa onore e, al tempo stesso, lo carica di un onere in cui non si gioca solo il suo avvenire, ma un pezzo importante dell'esigenza di cambiamento che viene dal Paese. E il cambiamento è una traversata difficile, dove guai a fare sconti e a cedere ai compromessi. A Roma la palude è melmosa e puteolente, non basterà il piccolo cabotaggio. E non basterà solo un Sindaco.

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