Il Nobel illuminato dal led

Il Nobel illuminato dal led

08.10.2014 - 13:23

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La storia del mondo comincia con la luce. Basta aprire la Bibbia e, a pensarci bene, sarebbe stupefacente il contrario, cioè che la storia fosse cominciata al buio. Fiat lux. Deve essere stato un momento strabiliante, il passaggio dal nulla a qualche cosa, infinitesimale e al tempo stesso sancito da un’esplosione Big Bang che ancora muove l’universo e le sue rotte stupefacenti, di cui più conosciamo, più restiamo sconcertati da quanto ancora non sappiamo. Un momento di cui ha goduto soltanto il Padreterno-demiurgo che ha acceso l’interruttore. O, in assenza, nessuno. E che si replica, banalmente ogni volta che la sera entriamo in casa e spingiamo sul pulsante della luce. Il buio svanisce e la casa si manifesta nella sua dimensione calda e accogliente. E guai quando un temporale fa saltare l’interruttore generale, perché si ripiomba nel nero primordiale. In ogni caso, la storia continua come dimostra il Premio Nobel per la fisica assegnato a tre scienziati, giapponesi e americani, a cui si deve l’invenzione del Led blu. Acronimo che, a voler essere precisi, sta per Light Emitting Diod e che, tralasciando spiegazioni che non ci competono, ha rivoluzionato il modo in cui si illuminano case, città, torce, vicoli e vicoletti, alberi di Natale, presepi e pure gli schermi dei televisori. Led è entrato nel linguaggio di tutti, più o meno come il neon e, ancora prima, la vecchia cara lampadina con il suo filamento incandescente, ormai andata definitivamente in pensione. Va da sé che la luce non è un aspetto secondario della nostra vita. Quando il Sole se ne va, la luce artificiale interagisce con la notte e modula il gioco tra il chiaro e lo scuro, dipinge i colori, crea come si diceva una volta atmosfere e influenza la percezione che abbiamo del mondo che ci circonda. A chi è capitato di volare credo basti ricordare l’immagine che si ha della terra, laggiù sotto di noi, quando si vola di notte. Reticolati gialli che si sovrappongono alla mappa invisibile delle città e punteggiano come fiori scheletrici la superficie, aprendosi e spegnendosi nel buio. La luce scrive lo spazio, lo ordina, lo fa passare dal nulla a quella forma di realtà che viene dal fatto di diventare visibili e stabilisce un confine immediato tra il mondo familiare e rassicurante e quello che invece resta nell’oscurità e apre al mistero. E quindi a tutte le connotazioni psicologiche che si porta dietro. Notte, luce, immaginario, mostri, streghe, fantasmi, spiriti, paura, angoscia, terrore..aah!
Il cinema è un ambiente esemplare che si fonda proprio su questo gioco affascinante e terribile, sul bordo incerto tra il bianco e il nero (e non importa che un film sia a colori, sempre di bianco e di nero si tratta..). Il led si accende in tutto ciò. Le virtù sono note e, dicono, impareggiabili. Una luce bianca delicata, una lunga durata, un’economia radicale nei costi. E dunque grazie a questi scienziati che lo hanno portato a livelli di efficienza e qualità straordinarie. Per una volta, dovremmo essere di fronte a uno dei rari casi in cui si riescono a mettere d’accordo esigenze che nella nostra società faticano a conciliarsi. L’economia e la bellezza, i soldi delle bollette, il costo dell’energia e l’effetto che fa sul paesaggio e sui nostri occhi. C’è poco da scherzare. Viviamo con la luce e nella luce, anche quando ricerchiamo l’oscurità e lì vorremmo nasconderci. Come i bambini che si rinchiudono in un armadio o che vengono messi per punizione al buio. Questo Premio Nobel non è solo un riconoscimento, è il segnale di una nuova epoca che non resta solo nei laboratori, ma già si diffonde nella quotidianità, delle strade e delle case, degli uffici e dei panorami. Prepariamoci a vedere il mondo in un modo diverso, per esempio senza questo giallo-arancione che lo ha ridipinto in questi anni o il bianco algido, antartico di certi neon. Confidiamo nel led e nelle sue qualità. Se solo contribuisse un poco a migliorare le condizioni del nostro spirito oscurato e baluginante e a farci godere della notte come del giorno. E anzi ce la facesse scoprire come non l’abbiamo vista mai. A parte quando tutto si spegnerà. Questione di qualche miliardo di anni. Intanto, Fiat Led!

guidobarlozzetti@tin.it

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