Un paese di inchini

Un paese di inchini

09.07.2014 - 11:24

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La Madonna è informata di quello che è successo a Oppido Mamertina? E ammesso che lo sia, è d’accordo con l’inchino che le hanno fatto fare durante la processione a lei dedicata? L’inchino, per capirci, verso l’abitazione del patriarca di una delle famiglie che le cronache - e gli arresti - dicono in odore e qualcosa di più di ’ndrangheta.
E’ poco probabile che la Vergine Maria faccia sapere il suo punto di vista sulla questione. E’ invece probabile che sia rimasta piuttosto perplessa, anche se il fatto si ripete da anni e anni, perché in genere non è lei a doversi inchinare, ma i fedeli che si piegano in segno di venerazione. No, a Oppido è lei che si inchina. Intanto, però, ci sono le reazioni, tutte verificabili. Cominciamo dal comandante dei Carabinieri di Oppido che, alla vista dell’inchino, ha abbandonato insieme ai commilitoni la processione. Il parroco, dal canto suo, getta acqua sul fuoco, dice che il maresciallo è stato precipitoso, che se avesse saputo avrebbe trovato una soluzione e magari avrebbe anche annullato la processione. Non pronuncia mai la parola ’ndrangheta e nemmeno fa riferimento all’anatema scagliato da Papa Francesco contro i boss mafiosi, tutti colpiti dalla scomunica, a dispetto di una fede ostentata come un santino protettivo e un rapporto privilegiato, al punto che la Madonna deve inchinarsi davanti alla loro abitazione. In effetti, non si è inchinata la Madonna, si sono inchinati i portatori che, con tutta evidenza, hanno deciso che quel gesto rituale dovesse essere ripetuto anche quest’anno, nonostante il capofamiglia in questione fosse agli arresti domiciliari per le condizioni d’età e tre nipoti in carcere. Poi, ci sarebbe anche una protesta veemente della figlia del presunto boss, che attacca il maresciallo dei Carabinieri, colpevole a suo dire di essersi svegliato solo quest'anno e di aver chiuso gli occhi in tutti gli anni scorsi, e poi tutti coloro che gettano il fango di accuse false sulla famiglia. Intanto, nel carcere di Larino, i detenuti reclusi per causa di 'ndrangheta smettono di andare alla messa e chiedono di parlare con il Papa per capire cosa debbono fare, se gli è concesso ancora prendere i sacramenti oppure no, sono già all’inferno. Non c’è dubbio che tutto parta dalle parole di Francesco e non ci sono dubbi sul suo pensiero: “La ’ndrangheta è questo: adorazione del male e disprezzo del bene comune!. Dopo di che, ognuno fa i conti con la sua coscienza, alla quale Dio e la Madonna che non guardano alle circostanze e non si fanno influenzare dalla claustrofobia culturale di un paese, non faranno sconti. A parte il caposaldo cristiano della misericordia, che resta in bilico tra la discrezione divina e la necessità da parte degli eventuali beneficiati di meritarla. Se agli ’ndranghetisti quello che fanno non gli sembra quello che dice Francesco, liberi di pensarlo, ma che non si stupiscano se la magistratura, i Carabinieri e magari anche un pezzo di società calabrese non convengano con loro, come dovrebbero fare anche i parroci, alcuni peraltro in coraggiosa prima linea nella lotta alla malavita organizzata e alla metastasi sociale e culturale che rappresenta. Alcuni spesso sopraffatti come Don Abbondio dal senso delle opportunità e dalla pressione feroce di un potere fondato sull'omertà e sulla fedeltà assoluta, alla faccia della storia che cambia e del mondo che gira. La ’ndrangheta - come per certi versi anche la camorra e la mafia - tradizionalmente hanno esibito una fede che si è cementata anche in tutta una serie di rituali - il matrimonio, il battesimo, il funerale.. - che le hanno dato legittimazione sociale e soprannaturale, in una sorta di schizofrenica conciliazione fra le pratiche quotidiane - i traffici, i morti ammazzati.. - e l'osservanza religiosa, fatta di preghiere e di rosari, di esibizioni davanti all'altare, a testimoniare che non possono esserci dubbi su chi comanda e in una sorta di cortocircuito in cui Dio viene venerato nella stessa misura in cui riconosce questi figli prediletti. Dentro questi comportamenti ci stanno strati di secoli che hanno trasformato la storia in un ordine naturale e senza tempo. La 'ndrangheta è un assetto costitutivo, un sistema di relazioni non soggetto a cambiamento, che viene prima dello Stato che infatti è arrivato dopo, con una presenza imposta dall'esterno che ancora fatica - e molto - a diventare la percezione comune di un interesse generale, che vada oltre il paese e la famiglia, e un'apertura che vuol dire libertà, possibilità di scegliersi un lavoro, un cammino nella vita che non sia il destino di un'affiliazione e la soggezione al capo. Siamo un paese di inchini, uno catastrofico davanti a un'’sola dell’arcipelago toscano. Sarà il caso di piegarsi di meno e di non imporli alla Madonna.

guidobarlozzetti@tin.it

 

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