Guai a mordere la (s)palla

Guai a mordere la (s)palla

02.07.2014 - 10:25

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Dove si svolgono i Mondiali? In Brasile, lo sappiamo da anni e ce lo ricordano negli stadi i nomi delle città in cui si svolgono le partite, Fortaleza, Belo Horizonte, San Paulo, Rio. Ma c’è in questo flusso di immagini quotidiane che ci arriva qualche segno che ci dice che lì ci troviamo? Sì, forse il fondale che scelgono alcuni inviati per le loro cronache quotidiane, con le spiagge di Rio alle spalle, ma poco altro. Anzi, nulla. Semplicemente, il Brasile non c'è. Scomparso, invisibile, rimosso. Rimosso è la parola più giusta, perché le telecamere fanno di tutto per non inquadrarlo. E le ragioni ci sono. Abbiamo seguito l’avvicinamento ai Mondiali, le polemiche che ci arrivavano sul malcontento diffuso di molti brasiliani per un evento che costa molto e toglie risorse che meglio sarebbe stato impiegare per costruire scuole e ospedali, e migliorare la vita di tanta gente. Bene, non c’è più traccia di proteste. Nemmeno per sbaglio, ci è capitato di vedere durante le telecronache la traccia di un dissenso o di una presa di distanza. Tutti d’accordo, felici e contenti. Le telecamere alternano le azioni di gioco ai volti degli spettatori, di tutte le nazioni. Li vediamo apparire, sorridenti, festanti, immalinconiti dal gol appena preso, in apprensione per l’esito della partita, pitturati con i colori nazionali, con la pancia o le tette, osannanti o depressi.., sono il contrappunto ininterrotto delle partite. Il pallone rotola sul campo e intorno va in onda la Festa e nulla deve venire a turbare un rito che prevede solo il gioco e tutto il sistema di comportamenti che deve contraddistinguere il pubblico più adeguato a uno spettacolo su scala globale, forse l'unico spettacolo in grado di intercettare il favore di spettatori a ogni latitudine. La Palla è global e dunque il Mondiale deve celebrarne lo show, senza che nulla possa venire a interferire, ad allungare un'ombra sinistra, non dico a guastare lo spettacolo, come accade a volte dalle nostre parti quando un tifoso si arrampica sulla rete della curva e decide se è il caso o meno di far svolgere la partita, perché intanto fuori dello stadio un tifoso ha ucciso un altro tifoso. E’ una doppia rimozione quella a cui ci fanno assistere, in cui si sovrappongono gli interessi istituzionali di un Paese e dell’onnipotente sigla che organizza i Mondiali. Il Brasile ha tutto da guadagnare dal dare un’immagine di efficienza e di ordine, d'altronde è una storia vecchia, un poco usurata, quella del panem et circenses, ma è indubbio che qualcuno nel Palazzo può gradire il fatto che l'attenzione collettiva si sposti dalle favelas ai gol di Neymar, meglio se consentiranno al Brasile di arrivare in finale e di vincere il titolo. Ma, ovviamente, il discorso non è solo del Brasile, riguarda tutti, perché lo spettacolo è un territorio su cui finiscono per incontrarsi le strategie della politica e quelle della comunicazione. E qui entra in scena la Fifa, regno dell'onnipotente presidente Blatter. Guai a personalizzare, però, perché il Presidente è il punto di coagulo di interessi e di aspettative- nazionali, internazionali, sponsor, televisioni.. - e fornisce lo Spettacolo che tutti desideriamo, gli spettatori, i governi, i tifosi, i brand che pagano, le tv che riprendono.. E dunque non è un caso che ci venga offerta una messa in scena rinchiusa in un perimetro presidiato, nel quale può entrare solo quello che è confacente e non stride: il gioco, in diretta e replicato live, rallentato, anatomizzato in modo da non perdere nulla, nemmeno una scarpa che si slaccia o un pestone sul piede. E intorno? Solo gioia, euforia, emozione.. Il pubblico è totalmente concentrato sul prato, è quello l'unico territorio che esiste in questo mondo della Palla, che non ha carte geografiche, ma solo maglie di appartenenza che tutti in questa occasione assoggettano all'unica divinità esistente, la Palla appunto. Peccato che ogni tanto questi calciatori sputino, si tocchino gli attributi e si lascino andare a gesti sconvenienti, inopportuni e inaccettabili per il Galateo delle buone maniere che deve caratterizzare ogni elemento dell’evento. Per questo dobbiamo ringraziare Luis Alberto Suarez, El Pistolero. Per quel morso con cui ha azzannato la spalla di Chiellini. Certo, non ha fatto una cosa encomiabile e non stiamo dicendo che le partite dovrebbero finire come un massacro tra lupi inferociti. No, però resta il valore fondamentale di quello strappo irriguardoso, violento, animalesco, sì, animalesco, che in istante spiazza tutto il circo e fa vedere tutto quello che il quadretto non tollera e l'illusione su cui è stato costruito. Che sconti giustamente le sue giornate di squalifica, ma grazie a Suarez per aver rotto l'incantesimo e mandato in frantumi, per un attimo, la cartolina dei Mondiali.
guidobarlozzetti@tin.it

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