L'ordalia della Rete

L'ordalia della Rete

08.01.2014 - 15:12

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Pazienti diversamente illustri giacciono nel letto di un ospedale e il cosiddetto Popolo del Web si scatena. Michael Scuhmacher a Grénoble e Pierluigi Bersani a Parma, entrambi ricoverati per un black-out alla testa, un incidente mentre sciava per il pluricampione del mondo di Formula 1, un’emorragia per il già segretario del Partito democratico. La notizia sarebbe questa, i due in ospedale e a rischio della vita. E invece accade qualcosa che cambia drasticamente il quadro. Le notizie, infatti, galleggiano nel loro flusso ininterrotto e catturano l’attenzione non solo del pubblico ma anche e soprattutto dei navigatori quella specie in espansione e in evoluzione che abita nella rete e non vede l’ora di consegnare ai dirimpettai naviganti il proprio parere su quello che sta accadendo. Schumacher e Bersani, da questo punto di vista, diventano due oggetti di attenzione privilegiati e su di essi si abbatte l’onda immensa dei commenti. I quali entrano in circuito direttamente, senza filtri, come è giusto che sia, senza un check point che ne stabilisca o meno l’ammissibilità, senza un controllo che metta una qualche distanza tra il medium e quello che chiunque può buttarci dentro. Così, si moltiplicano auguri, incitamenti, preghiere, dichiarazioni d’amore, invocazioni, speranze.. e, però, anche - in particolare per quanto riguarda il segretario del Pd - anatemi, maledizioni, compiacimenti, contumelie, odi viscerali, offese, imprecazioni.. E non basta, perché questa variegata cascata di opinioni, espressa nei modi più diversi, tweet, chat, blog.., diventa a sua volta importante quanto la notizia attorno a cui è nata e giornali e telegiornali si preoccupano di darne conto e di esemplificarne gli umori pescando qua e là nel mare delle esternazioni. Ora, è chiaro che ognuno ha il diritto sacrosanto e costituzionale, di esprimere e dire la sua su qualunque tema, solo che nel tempo alcune cosette sono cambiate. Una volta si andava sulla piazza per incontrarsi e scambiarsi considerazioni all'ombra delle stanze del potere, che restavano remote, salvo che qualcuno si organizzasse per sottoporle a un repulisti, poi sono arrivati i giornali che sono diventati i canali attraverso cui si manifesta, con la mediazione dei giornalisti, la cosiddetta opinione pubblica. Sostanzialmente, il meccanismo è rimasto lo stesso anche con la televisione, a parte un paio di differenze, la prima il tempo reale in cui la tv si rivolge allo spettatore, la seconda la capacità di trasmettere direttamente dal luogo in cui si sta svolgendo un evento. Piazza Tahrir, Piazza San Pietro, un’esondazione, un terremoto.. Internet ha accelerato il processo e lo ha estremizzato. Tutti possono accedere e parlare sulla rete, non occorrono patenti o autorizzazioni, e tutti possono dare voce a quello che gli mandano a dire la testa e la pancia, il cervello e l’intestino, con in mezzo tutte le combinazioni possibili. Potrebbe sembrare la democrazia realizzata, se non fosse che la quantità dei messaggi diventa per un verso illeggibile, per l’altro, un serbatoio inesauribile sia in entrata che in uscita, in cui appunto non solo si può infilare quello che si vuole, ma da cui si può estrarre quello che di volta in volta sembra più interessante. Il mare, la bottiglia con il messaggio dentro, accessi e uscite che possono essere del tutto naif, ma a pensar male, possono anche essere manovrati, taroccati, controllati, indirizzati, selezionati.. Quanto sia ambigua la scena lo stiamo vedendo anche nelle vicende dell’antipolitica, sospese tra il Palazzo e la Rete. Tutti possono esprimersi, certo, ma poi si scopre che non sono - e non possono essere - tutti ma solo quelli lì, il cui parere però viene assunto come il termometro e l’ordalia del caso, fino a diventare tout court la Rete, e siccome l’ha detto la Rete, per un sillogismo che avrebbe stupito Aristotele, l’oracolo si trasforma in quello del Popolo, della Gente ecc. Non solo, siccome delle sintesi alla fine sono necessarie, serve anche qualcuno che la sintesi la faccia e ci metta il nome e il cognome. E allora arriva il leader che dà la linea e poco o parzialmente conta che la Rete confermi e approvi. L’impressione è che la tecnologia offra grandi opportunità e che però, lungi dal risolvere le contraddizioni e i limiti della rappresentanza che il modello democratico porta con sé, finisca per oscillare ambiguamente tra un cazzeggio ammantato di populismo e un rischio leaderistico che non ha alle spalle il filtro di élites illuminate o dei partiti tradizionali, ma solo il simulacro convincente, tanto più se urlante e becerante, di un capopolo. Adelante Pedro, con juicio.

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