La maschera del Principe

23 gennaio 2013

23.01.2013 - 14:29

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A parte qualunque considerazione sul piano della politica o dell'etica civile che dovrebbe essergli connessa, dobbiamo a Nicola Cosentino un'invenzione di linguaggio che rivela parecchio del momento che stiamo attraversando. Avviandosi alla conferenza-stampa in cui doveva dire la sua sulla mancata inclusione nelle liste Pdl, il parlamentare sottoposto al fuoco di fila dei flash e delle telecamere si è chiesto con ironia: “Ma tutte 'ste foto per un impresentabile?”. Ha lottato adenti stretti e qualcosa di più, ha fronteggiato Alfano e rumoreggiato alla porta di Berlusconi, ma non ce l'ha fatta contro la ragion di stato che chiede pulizia dell'immagine e della trasparenza per affrontare la competizione elettorale. Non ha fatto un passo indietro sua sponte e, allora, di fronte all'assalto mediatico, ha detto la parola che forse non avrebbe mai voluto pronunciare, rovesciandola però in una battuta che vuole dire esattamente il contrario. In ogni caso, non si è reso conto, forse, di aver ufficializzato la nascita di una categoria della politica nazionale che immediatamente genera il proprio opposto. Gli Impresentabili e, quindi, necessariamente i Presentabili. Stiamo assistendo in questi giorni alle convulsioni delle segreterie degli schieramenti per mettere insieme le liste elettorali. Ciascuno lo fa a suo modo. Il Pd ha anticipato tutti con le primarie, espressione della volontà popolare, ma con la correzione di una quota che resta di spettanza del segretario del partito. Il Movimento 5 Stelle ha promosso le autocandidature che però non sono state sottoposte a un vaglio democratico, a un confronto che le selezionasse, ma sono finite nell'imbuto del marketing che ha provveduto a discriminare fra esclusi ed inclusi. Presentabili e Impresentabili. Infine, il Pdl, fiutando l'aria poco propensa alla Casta e ai suoi componenti più ostinati, ha deciso di tagliare alcune protagonisti che si sarebbero potuti rivelare un boomerang rovinoso, perché si portavano dietro un carico di accuse insopportabili per l'elettorato. Così, sono cadute teste assai vicine al Cavaliere, Dell'Utri e Scaiola, e un uomo chiave per il destino della Campania, già salvato dall'arresto dal voto delle Camere. I giudici lo accusano di essere “il referente nazionale” della camorra e, dunque, allungano ombre infamanti sulla sua immagine e sullo scenario di collusione tra malavita e politica. Lui nega. Nicola Cosentino è ufficialmente un Impresentabile e con lui molti altri colleghi sparsi fra tutti gli schieramenti. E adesso è quasi scontato che i colpiti dall'interdetto se la prendano con chi non ha voluto vedere altri che erano nelle stesse condizioni e con chi si è fatto prendere la mano dal giustizialismo alla moda. Però, è senz'altro una novità questa insistenza sulla carta d'identità dei candidati. Può dipendere da un rinnovato senso di responsabilità dei partiti o dalla necessità strumentale di non offrirsi sul piatto agli avversari,o da un variabile mix delle due cose. D'altronde, già Machiavelli aveva indicato come fondamentale requisito per il Principe quello di presentarsi, a seconda dei casi,come“golpe”o“lione”, facendo dunque della politica un'arte con delle regole scientifiche e teorizzando uno scollamento tra realtà e apparenza, eletta quest'ultima a terreno fondamentale su cui si decide della stabilità e della fortuna del potere. Una lezione che non possiamo dimenticare e che, dunque, si rivale anche sull'ansia igienica della stagione in corso. Presentabili e Impresentabili. La scure taglia giù una linea di confine tra chi ha le carte in regola e chi non le ha. Fa la radiografia dei curricula e delle pagine della cronaca del malaffare, mette sul piatto della bilancia avvisi di reato e condanne. Giusto, sacrosanto. Poi, però, il dubbio sottile di quella sfasatura si insinua. E allora viene da chiedersi se i Presentabili siano tali per una natura adamantina o perché la loro apparenza li rende tali, perché sono stati più bravi a costruire un'immagine adeguata allo spirito del tempo. E, viceversa, se gli Impresentabili - ancorché in qualche caso veramente Impresentabili.. – non rischino di essere le vittime sacrificali, il capro espiatorio di chi a ogni costo deve mantenere un sistema di potere - e comunque deve partecipare alla corsa che lo riguarda - e non può permettersi di restare nudo di fronte all'elettorato. In qualche caso, dovendo anche scontare la contraddizione di candidati subissati di processi, prescrizioni e sentenze in arrivo, che rovesciano sulla malizia della magistratura le loro imputazioni. Ma allora perché no anche per gli altri? I media naturalmente fanno da cassa di risonanza e amplificano verdetti e sentenze. E il Principe assiste a questi rituali. Golpe o lione. Con le orecchie abbassate e la mano sulla coscienza. Ma sempre Principe.

Guido Barlozzetti

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