Fallita la fusione Fca-Renault, ecco perché

IL COLPO DI SCENA

Fallita la fusione Fca-Renault, ecco perché

06.06.2019 - 20:34

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di Sergio Casagrande

Il colpo di scena arriva quando ormai sembra tutto già deciso. E il matrimonio salta proprio nel momento in cui i promessi sposi si trovano sull’altare per scambiare le fedi.
Le nozze Fca-Renault sono annullate. E, almeno per ora, ognuno proseguirà sulla sua strada.
A impedire la cerimonia nuziale e a causare la rottura il fatto che a dire sì, in verità, non erano chiamati solo due soggetti.


Renault, infatti, già convive da 20 anni esatti con Nissan e da 6 ha una famiglia allargata anche a Mitsubishi. E i giapponesi, che in dote hanno un’esperienza superiore a chiunque altro nelle tecnologie ibride ed elettriche che (il futuro della motorizzazione mondiale), nonostante le dichiarazioni formali, non sono felicissimi di mettersi in casa anche gli italo-americani, tra i più arretrati in fatto di propulsori a emissioni zero.

A rovinare la festa, poi, è arrivata anche la suocera, rappresentata dal governo francese che detiene il 15,01% delle azioni Renault e che pretende massime garanzie per i siti produttivi del proprio Paese, ampio potere decisionale per i manager francesi e la sede a Parigi.
Così, il padre del promesso sposo, al secondo rinvio del cda di Renault che avrebbe dovuto sancire le nozze, con la stessa rapidità con cui si era fatto portavoce della richiesta di matrimonio, è passato al ritiro della stessa.
Le conseguenze immediate si sono viste nelle Borse dove sono quotati i titoli Fca, Renault, Nissan e Mitsubishi: subito azioni in calo per tutti, soprattutto per i francesi. Poi, a Milano, Fca recupera e chiude addirittura con un lieve segno positivo. Segno che i mercati finanziari oltre ad aver fatto il tifo per gli sposi, danno la colpa ai francesi.


Il cda di Fiat Chrysler Automobiles, riunitosi nella notte di ieri, “sotto la presidenza di John Elkann, ha infatti deciso di “ritirare con effetto immediato la proposta di fusione avanzata a Groupe Renault”.
Fca - si legge nella nota - “continua a essere fermamente convinta della stringente logica evolutiva di una proposta che ha ricevuto ampio apprezzamento sin dal momento in cui è stata formulata e la cui struttura e condizioni erano attentamente bilanciati al fine di assicurare sostanziali benefici a tutte le parti”. “È tuttavia divenuto chiaro - prosegue la nota - che non vi sono attualmente in Francia le condizioni politiche perché una simile fusione proceda con successo”. “Fca - conclude il comunicato - continuerà a perseguire i propri obiettivi implementando la propria strategia indipendente”.

Laconica la risposta di Renault: “Il consiglio non è stato in grado di prendere una decisione a causa del desiderio espresso dai rappresentanti dello Stato francese di rimandare il voto a un consiglio successivo”.


Per Fca, ufficialmente, è il secondo tentativo di alleanza globale che non va a buon fine. Il primo fu quello perseguito da Sergio Marchionne con General Motors che, però, nemmeno rispose a due lettere inviate dal manager italo-canadese. Ma ce ne sarebbero stati anche altri, negli ultimi anni, mai confermati dai vertici aziendali: il tentativo di un approccio con Peugeot-Citroën che, secondo alcuni, sarebbe potuto anche rivelarsi come un’acquisizione totale, da parte di Fca, del gruppo francese; e una serie di colloqui informali con Hyundai-Kia.

Per ora, quindi, niente fusione tra Fca e Renault, ma non è detto che nel prossimo futuro non possano esserci novità visto che il governo francese - come ha dichiarato ieri pomeriggio il ministro dell’Economia, Bruno Le Maire - rimane comunque “aperto” a progetti di “consolidamento industriale” per il gruppo Renault.

Fca, poi, anche se nel comunicato ha sottolineato che si concentrerà nella “propria strategia indipendente”, resta alla ricerca di alleati perché un grande matrimonio, prima o poi s’ha da fare. Ne era già convinto Sergio Marchionne fin dal suo arrivo in Fiat. E ne è ancor più convinto il management di oggi che gestisce Fca proprio con la dichiarata volontà di portare avanti i progetti del manager italo-canadese.


“Prima o poi - fu la profezia fatta da Marchionne nel 2005 rispondendo a una nostra domanda sul possibile futuro dell’industria automobilistica mondiale - rimarranno al massimo solo due o tre grandi produttori che nasceranno inevitabilmente da alleanze dei marchi di oggi. E, al massimo, ci sarà qualche piccolo produttore di vetture di nicchia. Le esigenze tecnologiche della mobilità del futuro non danno scampo a un’industria automobilistica strutturata come quella di oggi. Qualsiasi marchio è troppo piccolo, da solo, per affrontare la grande sfida che ci attende. Ci sarà una rivoluzione globale e la necessità di rimotorizzare l’intero pianeta. Chi non sarà pronto e stretto forte agli altri in un grande gruppo verrà spazzato via”.


Renault, quindi, può anche pensare di poter proseguire la sua strada solo con Nissan e Mitsubishi perché già ora figura al terzo posto tra i produttori mondiali. Ma Fca deve per forza guardarsi attorno perché, nella scala dei grandi, è solo all’ottavo gradino. E nelle nuove tecnologie ha accumulato così tanti ritardi che non può più recuperare senza un valido partner.

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