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Come va la Jeep Wrangler, ora è anche confortevole

Jeep Nuova Wrangler

Sergio Casagrande
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La regina indiscussa del fuoristrada, su per i ripidi sentieri e giù tra gli alberi piantati nel fango delle alpi austriache ha mostrato agli oltre 1200 partecipanti del Jeep Camp 2018 il suo vestito più nuovo. L'occasione per stupire facendo vedere come si fa a rivoluzionare la tradizione di un modello iconico come Wrangler, Jeep l'ha colta per davvero. E l'evento che si è tenuto non lontano dal circuito di Zeltweg dal 13 al 15 luglio 2018, ha emozionato gli oltre 600 equipaggi presenti con voli in mongolfiera, concerti e soprattutto con gli incredibili percorsi off-road su cui testare le doti fuoristradistiche di questo modello leggendario, presente in Italia con oltre 15.000 esemplari. Secondo Jeff Hines, responsabile del brand Jeep per i mercati EMEA, la nuova Wrangler, nelle sue configurazioni a tre o cinque porte, raggiunge nuovi vertici di efficacia in off-road senza perdere autenticità, guadagnando comfort e fruibilità nel quotidiano. Come anche il prezzo di 48.000 euro suggerisce, oltre all'aspetto da “dura e pura” questa vettura di spartano ha poco o niente ed annovera tutte le più recenti tecnologie di cui il gruppo Fca può disporre a partire dai nuovi motori. La gamma europea può contare su un diesel 2.2 litri MultiJet II da 200 cavalli e su un 2.0 turbo benzina da 272 cv, entrambi a quattro cilindri, entrambi accoppiati ad un cambio automatico ad 8 rapporti con riduttore, specificamente pensato per esaltare la guida in fuoristrada. Peccato solo che il V6 pentastar a benzina, molto amato dagli appassionati, sia per ora riservato ai soli mercati extraeuropei e, per aggirare le leggi del marketing, si potrà reperire soltanto attraverso canali alternativi alle reti concessionarie. I due motori disponibili però non sfigurano affatto, il diesel in particolare, ci ha fornito il giusto supporto anche nelle situazioni difficili che i percorsi del jeep camp proponevano in rapida successione, in sinergia perfetta con i sofisticati sistemi di trazione Command Trac e Rock Trac. Il primo schema equipaggia le versioni Sport e Sahara ed è comunque dotato di differenziale centrale Selec Track II mentre il secondo assicura le massime doti di mobilità che caratterizzano la versione Rubicon ed è provvisto di riduttore “shift on the fly”. Questo consente il passaggio dal 2WD al 4WD full time ad una velocità fino a 72 Km/h. Proprio la modalità full time è provvista della funzione “Auto” che ripartisce la coppia sempre in modo ottimale in condizioni di fondo misto ma quando il gioco si fa duro si possono attivare diversi congegni capaci di cambiare le cose per davvero supportando al meglio un corpo vettura da vero fuoristrada ( telaio a longheroni, altezza di 25 centimetri, angolo di attacco pari a 36,4°, angolo di dosso pari a 25,8°, angolo di uscita pari a 30,8°). Parliamo del bloccaggio elettronico dei differenziali anteriore e posteriore, con quello posteriore comunque di tipo Track Lock a slittamento limitato, e della barra antirollio scollegabile elettricamente che consente alle sospensioni la massima escursione. Scollegando la barra la situazione diventa curiosa, sembra di stare seduti su un cubetto di gelatina ma gli ostacoli si rimpiccioliscono e la Wrangler riesce a fare cose straordinarie. Salendo nuovamente con la velocità la barra si ricollega automaticamente per mantenere alti i livelli di sicurezza e la vettura guadagna un assetto stradale più che dignitoso. Alle grandi novità tecnologiche di Jeep Wrangler fa eco anche un impatto estetico del veicolo profondamente rivisto ma nel solco della tradizione. Per esempio la linea di cintura è stata abbassata, i finestrini sono più grandi e la griglia a sette feritoie ora si interseca con i fari per rendere omaggio alla famosa progenitrice CJ. Gli interni sono completamente nuovi, molto più curati di prima e a prima vista destano un certo stupore per l'alto contenuto Hi teck di plancia e comandi. Ma per essere una vera Wrangler doveva essere davvero modulare ed ecco che è stato semplificato lo smontaggio delle portiere, del tetto e del parabrezza ripiegabile per sottolineare il carattere inconfondibile dell'unico vero fuoristrada cabrio presente sul mercato e per rendere onore al mezzo militare da ricognizione a cui ancora si ispira. E' nato del 1941, durante la seconda guerra mondiale e di nome fa Willis (per gli amici). Giacomo Polverigiani