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Automobilisti italiani ancora troppo poco connessi

Marco Valsecchi
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Bluetooth, navigatori superintelligenti, Comand computerizzati. E chi più ne ha, di innovazioni connesse e interconnesse con smartphone e internet, ne metta. Che le tecnologie progrediscano, e che lo facciano rapidamente, è sotto gli occhi di tutti. La strada da percorrere perché l'auto connessa trovi piena diffusione è però ancora lunga e passa prima di tutto dall'attitudine degli automobilisti. Nel mondo, ma anche - e soprattutto - in Italia. Il 32% dei guidatori italiani, infatti, non utilizza attivamente le funzionalità della proprio auto connessa, dato che comprende un 16% che non sa nemmeno se il proprio veicolo è dotato di tecnologia. A rilevarlo è la seconda edizione di Connected Car, lo studio sulle attitudini e il comportamento di acquisto, di oltre 8.500 automobilisti in tutta Europa, Nord America e Cina, condotto da Kantar Tns. Da questo punto di vista, il Belpaese fa peggio sia dell'Europa, dove le percentuali sono rispettivamente del 29% per il mancato utilizzo e del 15% per la mancata conoscenza, che del mondo, dove gli stessi dati si attestano rispettivamente al 25% e all'11%. D'altra parte, la stessa indagine mostra come le case automobilistiche non abbiano ancora convinto del tutto i guidatori rispetto ai vantaggi delle nuove funzioni. Il 56% dei conducenti mondiali, il 58% di quelli europei e il 68% di quelli italiani - tra chi ha provato questi servizi al momento dell'acquisto - non è sicuro che li sceglierà di nuovo e dichiara di non pensare di utilizzarli in futuro. «Nella mente di molti proprietari di automobili la connettività è qualcosa di complesso», ragiona Andrea Galimberti, practice head automotive di Kantar Tns, segnalando che «l'opportunità per i produttori di auto è oggi quella di riuscire a rendere le funzionalità di connessione più accessibili, personalizzate e rilevanti per l'esperienza di guida. Ma per questo devono dimostrarne agli utilizzatori l'impatto e il valore, aumentarne l'uso, creare fiducia». Dal punto di vista dei consumatori - sia italiani che globali - la connettività ha valore soprattutto se applicata a sicurezza, navigazione e tutela del trattamento dati. E questo è certamente un punto di partenza. Così come è chiaro che gli automobilisti più all'avanguardia sono i proprietari di brand premium, meglio disposti a pagare per le funzionalità connesse rispetto a chi sceglie marchi generalisti. Tra i mercati maturi, poi, il più promettente da questo punto di vista è quello della Cina. Il 75% dei conducenti cinesi è ricettivo rispetto alle innovazioni in termini di guida autonoma e il 79% dichiara che il prossimo veicolo che acquisterà sarà connesso; percentuali che scendono rispettivamente al 36% e al 53% in Europa. E in Italia? Il 45% degli automonilisti guarda con interesse alla vettura che si guida da sola e il 60% sceglierà un'auto connessa al momento del prossimo acquisto. Marco Valsecchi