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Il presidente concessionarie auto Umbria: "Pronti a ripartire, ma da soli non ce la possiamo fare"

Come cambierà da subito il modo di vendere e di contattare i clienti che, mai come ora, potrebbero avere sconti e agevolazioni

Sergio Casagrande
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di Sergio Casagrande Sembrava potessero ripartire già questa settimana. E, invece, il lockdown causato dall'emergenza Coronavirus continua anche per loro. I titolari delle concessionarie auto dell'Umbria, comunque, sono pronti per la fase 2, quella della ripresa, ma non nascondono le grandissime difficoltà che stanno vivendo e quelle alle quali andranno incontro. Con 644.296 automobili (dati Aci 2019) e una densità di vetture circolanti tra le più alte d'Italia (6 auto ogni 8 abitanti), il settore dell'auto, per l'Umbria, rappresenta uno dei motori principali dell'economia regionale: 3.000 sono i dipendenti diretti delle autoconcessionarie ufficiali, ai quali vanno aggiunti quelli dei piccoli venditori e quelli dell'indotto; dalle officine, ai ricambisti; dalle assicurazioni, agli autolavaggi; dai carrozzieri, ai gommisti. Più c'è tutta una fetta della piccola e media impresa regionale che lavora nella componentistica per conto delle grandi industrie automobilistiche e degli autoveicoli in genere o nella trasformazione dei mezzi di trasporto. Le concessionarie di auto, quindi, rappresentano solo il front desk pubblico di un settore molto più ampio e articolato al quale si affiancano anche quelli del trasporto commerciale e motociclistico. Un mondo che, oltre a permettere la mobilità in una regione dove il trasporto pubblico è carente e difficoltoso, incide sul Pil regionale in maniera consistente. Michele Biselli (nella foto sopra) è il presidente dell'associazione regionale dei concessionari auto Arca Umbria che aderisce a Confcommercio e che raccoglie i 30 principali rivenditori delle province di Perugia e Terni. - Qual è la situazione attuale del vostro settore? “Difficilissima. Perché le vendite sono bloccate da settimane. E l'attività delle concessionarie è limitata a garantire - con flussi contingentati e con approvvigionamenti di materiali e ricambi che spesso impongono tempi più lunghi - un presidio minimo per l'assistenza di emergenza e la manutenzione a quei pochi veicoli ancora circolanti: principalmente auto di personale medico sanitario; e veicoli utilizzati per lavoro”. - E i dipendenti che non sono coinvolti in questi servizi? “Tutti in smaltimento ferie o in cassa integrazione. Per poter sperare di sopravvivere non si poteva fare altrimenti”. - Per la riapertura delle attività di vendita delle auto ora si parla del 4 maggio. Siete pronti alle nuove regole che si prospettano? “Sì. Le concessionarie dell'Umbria sono pronte perché - grazie anche al sostegno delle Case automobilistiche madri - hanno già adottato - o stanno adottando in queste ore - tutte quelle misure che si stanno palesando come inevitabili: dalla sanificazione degli autoveicoli, alla collocazione di barriere di protezione nei locali e ai desk di vendita e accoglienza; dai percorsi separati per l'ingresso e l'uscita dei clienti, alla gestione più oculata degli appuntamenti. Siamo pronti, quindi, ma per ripartire non possiamo rimanere soli”. - Cioè? “Ci vuole il supporto esterno. Gli imprenditori e i lavoratori delle autoconcessionarie, e con loro anche il resto del settore automotive, non possono fare tutto da soli. L'auto si è fermata. E se non riparte subito i danni all'economia dell'intero Paese saranno immensi. Ora per rimetterla in moto non basterà girare la chiave. Ci vuole un booster che dia la spinta giusta, come quando si deve riattivare un'auto rimasta ferma in garage, con la batteria a terra. Più questo booster sarà potente e più la ripartenza sarà vigorosa. Le Case automobilistiche hanno già annunciato che faranno la loro parte. Ma ci vuole anche l'aiuto del governo che deve varare incentivi e cogliere l'occasione per alleggerire il carico fiscale sulle auto che, anno dopo anno, è stato sempre più appesantito”. - Un'iniezione di energie e di coraggio, quindi? “Esattamente. Nella fase 2 - e in quelle successive - gli italiani non avranno certo voglia di tornare a spendere come un tempo. La batosta è stata pesante per tutti. E l'auto da cambiare sarà l'ultimo dei desideri. Ma se ci saranno condizioni vantaggiose è ovvio che le cose potrebbero andare diversamente. Dipenderà, insomma, da quanto le Case madri e lo Stato renderanno appetibile l'acquisto delle auto mobili”. - Probabile, quindi, che cambiare un'auto diventi perfino più vantaggioso del passato? “Sì, ne sono sicuro. Sono già pronte campagne promozionali volte ad attirare l'attenzione della clientela. Ma da sole, lo ribadisco, non possono bastare. Lo Stato deve fare assolutamente la sua parte smettendola di comportarsi solo come un vessatore degli automobilisti. E deve intervenire per aiutare sia la vendita dei veicoli nuovi che quella dei veicoli usati Non va, infatti, dimenticato che il settore dell'usato rappresenta una fetta molto ampia del mercato dell'auto: solo in Umbria copre addirittura il 70 per cento delle vendite”. - Il governo, quindi, come dovrebbe muoversi? “Incentivando, con lo strumento della rottamazione, non solo le auto nuove, ma anche quelle usate. Sburocratizzando immatricolazione e passaggi di proprietà dei veicoli, allineandosi al resto della Ue. Togliendo l'ecomalus per i mezzi che superano i limiti 160 g/km di CO2, permettendo di smaltire le vetture in stock. Aumentando il tetto del costo fiscale massimo detraibile per le autovetture intestate a partita Iva, allineandosi agli altri Paesi Ue e quantomeno fino a un valore di 50mila euro. Aumentando la detraibilità dell'Iva al 100 per cento per tutte le partite Iva. Eliminando il superbollo per le auto che superano i 185 Kw o, almeno, aumentando il limite ai veicoli oltre 225 Kw. Reintroducendo il superammortamento per i veicoli commerciali. Eliminando la grave distorsione dell'attuale regime Iva al 40 per cento, che produce gravi alterazioni nel mercato dell'usato. E ancora: eliminando il pagamento della tassa automobilistica per le auto immatricolate a km zero a nome delle concessionarie. E creando, finalmente, un Albo consulenti di vendita in Camera di Commercio con Enasarco per certificare le professionalità dei consulenti di vendita auto e dei promotori finanziari e assicurativi”. - Un lungo elenco di scelte pesanti... “Ma fondamentali. Siamo in una situazione di grande emergenza. E per non veder morire le imprese e tornare, almeno, ai valori iniziali del mercato ci vogliono scelte coraggiose. Immediate e radicali. La situazione era già difficile prima. Ma ora, se non si interviene in maniera determinata, potrebbe diventare irrecuperabile. Con danni incalcolabili non solo per il mondo dell'auto, ma per l'economia dell'Italia intera”. - Le attenzioni della clientela cambieranno? “Sicuramente. Se nei mesi precedenti il lockdown c'era stata una preferenza per le alimentazioni alternative, quali motori ibridi ed elettrici, ora l'attenzione si sposterà inevitabilmente sul fronte del risparmio economico. I temi ambientali rimarranno in primo piano, ma il risparmio verrà prima di tutto. D'altronde sono eco-friendly anche tutti i motori di ultima generazione che si alimentano con i carburanti tradizionali”. - Cambierà anche il modo di vendere le auto? “Sì. Perché sarà totalmente diverso l'approccio con il cliente. Pensi solo alle famiglie che non potranno più giungere numerose, come una volta, ai porte aperte. O ai test drive, che non si potranno più fare accompagnando il potenziale cliente sedendoci a fianco del sedile di guida. Tante cose saranno diverse. Tranne una: l'auto, che continuerà ad esistere, con i motori di oggi o con quelli di domani”. E almeno fino a quando avrà le ruote che potranno continuare a girare. Twitter:@essecia