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Auto aziendali, patente e carta di circolazione devono essere della stessa persona

Sergio Casagrande
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Dal 3 novembre 2014 entra in vigore una norma che introduce una vera rivoluzione per gli automobilisti italiani e che interessa soprattutto (ma non solo) i professionisti che utilizzano le auto aziendali. Entra infatti in vigore la nuova norma che impone l'obbligo di avere indicato sulla carta di circolazione di un'auto concessa in uso da una persona, un'azienda o una società, anche il nome di chi la utilizza, ma solo se questo utilizzo è superiore a un periodo temporale di 30 giorni. Pertanto la carta di circolazione di questi mezzi deve essere puntualmente aggiornata. E l'aggiornamento deve essere fatto alla Motorizzazione civile. Bisognerà quindi recarsi alla Motorizzazione e fare annotare sul libretto il nome di chi utilizza effettivamente in modo costante (la norma ha fissato in maniera specifica il termine in oltre 30 giorni) la vettura di proprietà altrui. In sostanza, quando si è fermati per un controllo da parte delle forze dell'ordine, patente e carta di circolazione dovranno “coincidere”, riportando cioè su entrambi i documenti il nome della stessa persona. Per chi dopo il 3 novembre 2014 non si adeguerà alla nuova norma è prevista una sanzione di 705 euro, oltre al ritiro della carta di circolazione. Il nuovo adempimento non riguarda tutti, visto che la norma non ha effetto retroattivo. Infatti chi utilizza già un mezzo non di sua proprietà o possiede un'intestazione non aggiornata antecedente al 3 novembre 2014 è esentato da tale obbligo. Le categorie che verranno più colpite dalla nuova norma saranno quelle dei professionisti che usano le auto aziendali. Ma anche tutti gli altri che si ritrovano con un'auto in concessione. E attenzione: l'obbligo non riguarda solo gli autoveicoli, ma anche i motoveicoli e i rimorchi ed è diretto sia alle persone giuridiche che a quelle fisiche, con l'unica esclusione dei familiari conviventi (aventi, però, la residenza nello stesso indirizzo del proprietario del mezzo). Quindi, tale disposizione non si applica nei casi di prestito del veicolo tra familiari, purché conviventi. I figli, pertanto, potranno continuare ad usare le auto dei genitori e viceversa. Il tutto è frutto di una modifica apportata due anni fa all'articolo 94 del Codice della strada. Una circolare emanata dal ministero dei Trasporti in data 10 Luglio 2014, inoltre, mette nero su bianco che la norma non va applicata agli autotrasportatori, sia di cose sia di persone; mentre va sicuramente applicata in caso in cui vi sia un comodato, un affidamento in custodia giudiziale o un contratto di locazione senza conducente, anche nel caso di un contratto “rent to buy” ovvero la possibilità di riscattare il mezzo al termine del pagamento dei canoni che ne danno diritto alla disponibilità, similmente al leasing. Il provvedimento, infine, riguarda solo i veicoli con targa italiana.