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Con 5 porte è una Mini in grande

Enzo Polverigiani
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Il blasone originale è ormai consegnato alla storia. Ma adesso - dopo la rivoluzione del 2001, tre milioni di esemplari finora venduti - spunta ancora un'altra Mini che guarda dall'alto in basso (in quanto a proporzioni, beninteso) la “pulce atomica”" creata nel 1959 dall'ingegnere anglo-greco Alec Issigonis, che dominò anche il “Montecarlo” con l'aggressività dei piccoli e cattivi. In realtà la nuova Mini 5 porte non sembra manco parente di quella minuscola antenata, tranne pochi particolari estetici che aiutano a mantenere - concetto di moda - una sfumatura di dna. Anche perché, su quella “pulce”", due porte in più proprio non ci stavano. Guardando adesso questa Mini “stirata”, ci sarà certo chi griderà all'ennesimo sacrilegio: cinque porte, che sfacciati. In compenso, dicono ai piani alti, si potrebbe aprire un mercato rivolto ai giovani che “possono” (colori da flipper su display, strumentazione, Radio Mini Visual Boost; divertimento, sicurezza, integrazione con lo smartphone, perfetto collegamento in rete) e alle famiglie che cercano il fascino unito alla praticità dello spazio maggiorato. Atti dovuti, oggi più che mai, anche nel segmento delle compatte premium. Si dirà: c'è già la Countryman che ha cinque porte, trazione integrale e spazio in più: ma che - replicheranno i concessionari - si rivolgono a tutt'altri clienti, vogliosi di un altro termine fascinoso e modaiolo: crossover. Presentata a Pietrasanta, centro versiliano degli artisti, in vendita tra pochi giorni in sei modelli, tre benzina e tre diesel tutti TwinPower Turbo, la “Cinqueporte” aumenta il passo di 72 centimetri, la lunghezza di 161 per poter caricare - con qualche sforzo - fino a cinque passeggeri. Dietro ci sono 7,2 centimetri in più per le gambe, 1,5 per la testa, 6 di larghezza interna: ma l'alloggiamento di soggetti ben superiori al metro e ottanta è abbastanza spartano. Il bagagliaio, invece, è soddisfacente, con i suoi 950 litri, ovviamente a sedili abbattuti. Secondo la Bmw, questa Mini, in Italia, sarà la più desiderata e quindi la più venduta. Rafforza questa convinzione il feeling della vettura con le linee posteriori inclinate e sportive, coi suoi materiali e assemblaggi in linea con la tradizione Mini, con le tredici colorazioni esterne, con la tecnologia a led che è possibile avere sui gruppi ottici ed è presente sul grande display centrale che fruisce di una serie di colori variabili a seconda delle funzioni, dei servizi connessi con il Mini Connect e delle situazioni istantanee di guida. Per quanto concerne i propulsori, la “Cinqueporte” disporrà dei top di gamma a quattro cilindri Mini Cooper SD con il turbodiesel da 170 cv e il Mini Cooper S col turbo a benzina 2.0 da 192 cv, entrambe provviste del cambio automatico a 6 rapporti Steptronic: motori entrambi appaganti e prestazionali, che abbiamo messo alla prova sulle tortuose stradine delle Cinque Terre, risultati anche eccezionalmente elastici, abbastanza silenziosi ma anche cattivi e ringhiosi quando il piede affonda. Unitamente al telaio, hanno consentito una guida estremamente maneggevole e sicura col classico gol-kart feeling. Al momento del lancio, entro questo mese, la Mini cinque porte (che partirà da 19.100 euro e toccherà i 29.400 euro a seconda dei modelli One e Cooper) sarà equipaggiata anche con la gamma classica dei propulsori, vale a dire i 3 cilindri 1.2 benzina e 1.5 diesel, tutti con tecnologia TwinPower Turbo. Consumo di carburante nel ciclo combinato da 3,5 a 5,9 litri per 100 km; emissioni di Co2 da 92 a 136 grammi per chilometro. Sono previsti e disponibili, naturalmente, i più avanzati sistemi di sicurezza. Compresa l'innovazione del Mini Driving Modes in optional, con tre diverse tarature (Midi, Sport e Green) inseribili attraverso una manopola alla base del cambio, e che influiscono sulla linea caratteristica dall'acceleratore allo sterzo.