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Euro 6, così fermano i motori più puliti: punite tecnologie che garantiscono impatto quasi zero

Si parla tanto di auto elettriche ma si dimentica che la produzione di energia elettrica costa 5 tonnellate di CO2 pari al consumo di 2.000 litri di gasolio

Giovanni Massini
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«Non piove, Governo...». Parafrasando il celebre detto, questa volta l’assenza di precipitazioni, fa precipitare la già fragile situazione viaria, dei più grossi centri nazionali. L’inquinamento supera le soglie di attenzione ed i nostri beneamati sindaci attingono al loro bagaglio di risposte, perché ce ne hanno tante, ma saranno quelle giuste? Vediamo di chiarire un po’ le cose ed iniziamo dalle famigerate polveri sottili, le particelle “PM10”, di dimensioni inferiori a 10 micrometri, per non parlare poi delle PM5 o delle 2,5, ma andiamo per ordine. Secondo l’Ispra (Istituto Superiore per la Ricerca Ambientale), il traffico veicolare non è l’unico responsabile, anzi, è almeno a quarto posto, preceduto da: riscaldamento, allevamenti e industria. Le auto inquinerebbero, sempre per polveri sottili, circa il 9% del totale. È risaputo, che i diesel producono particolato, ma quali diesel e sono soltanto i diesel? Da quando è stata introdotta l’iniezione diretta, anche i benzina producono particolato, tanto è vero, che per rientrare nella classificazione Euro 6 D-Temp, devono montare un filtro antiparticolato. I diesel di ultimissima generazione, invece, quelli Euro 6 D-Temp, grazie all’utilizzo di filtri super efficienti e del sistema di abbattimento ad urea, inquinano pochissimo, quasi “0” ed allora viene spontaneo chiedersi: perché la nostra sindaca vuole bloccarli, se è giusto fermare dei vecchi cassoni, che sputano fumo nero, è totalmente ingiustificato stoppare un mezzo capace di percorrere fino a 30 chilometri con un litro e consentire a super car, che con un litro fanno dai 3 ai 5 chilometri, di circolare tranquillamente. La cosa suona un po’ strana e stiamo parlando solo di particolato, se poi diamo uno sguardo agli altri inquinanti, quelli che non si vedono, ma che fanno davvero tanto male, al pineta ed agli uomini, allora la cosa si complica ancora. Facciamo un po’ di chiarezza ed iniziamo spezzando una lancia a favore dei nuovi diesel. Il gasolio non ha additivi, porta con se soltanto un minimo di benzene (un idrocarburo aromatico decisamente tossico) da scarto di raffinazione (mediamente uno 0,2, 0,3%), mente nelle benzine ne è ammessa una concentrazione che arriva all’1%. La benzina, poi, è additivata con molti altri elementi, tra cui i temibilissimi MTBE ed ETBE, due eteri estremamente volatili,che cominciano a far danni fin dai siti di stoccaggio, perché spesso s’infiltrano in microscopiche crepe ed inquinano tutto, comprese le falde acquifere. È vero, poi, che i benzina, quando entrano a temperatura “Catalizzano” ed eliminano la maggior parte delle polluzioni tossiche, ma d’inverno, con temperature molto basse, ci vogliono dai 5 ai 10 minuti e, nel frattempo? Passiamo ad altri inquinanti: CO2 (anidride carbonica) ed ossidi di azoto. Per quanto riguarda il CO2, è assodato che, secondo l’Agenzia per l’Ambiente (ACEA): il calo dei diesel e l’aumento delle vendite di mezzi benzina (dati riferiti al 2017), ha generato un innalzamento europeo dell’1,6% del CO2, perché i diesel ne producono davvero poco. Punto dolente dei diesel, gli “NOX” (monossido e biossido d’azoto), che non sono poi così velenosi e che, comunque, i nuovi motori Euro 6 D-Temp, abbattono quasi totalmente, grazie a sistemi di ricircolo dei gas di scarico, post trattamenti vari e sistemi a riduzione selettiva. Concludiamo con qualche dato sulle amate elettriche, che inquinano 0 mentre si muovono, ma la loro costruzione e la produzione di energia elettrica (che avviene prevalentemente con centrali a combustione), costa, in termini ecologici, circa 5 tonnellate di CO2, praticamente quasi quanto 2.000 litri di gasolio bruciati da un diesel di nuova generazione dopo 50.000 chilometri percorsi. E ci sono pure le batterie da smaltire. Meditate gente, meditate.