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Virginia Raggi blocca gli euro 6 diesel: si scatena la protesta

Infuriati gli acquirenti di auto nuove. L'Aci: “Impatto ambientale irrisorio di questi nuovi motori”. Quattroruote: “Il vero problema? Gli impianti di riscaldamento

Sergio Casagrande
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di Sergio Casagrande Roma è l'unica città d'Italia dove, nella speranza (ma, stando anche ai rilevamenti di oggi, ancora lontana) di ridurre l'inquinamento, è stato vietato il transito anche dei veicoli con i motori diesel classificati “euro 6”. Ma la decisione del sindaco Virginia Raggi ha scatenato le proteste perché da molti - dati scientifici alla mano - è ritenuta troppo restrittiva e addirittura totalmente marginale a dare un significativo contributo alla riduzione delle emissioni inquinante, soprattutto se confrontata con l'inquinamento prodotto dagli impianti di riscaldamento e perfino della maggioranza dei ciclomotori circolanti e dei mezzi di trasporto pubblico più datati. Nessuno contesta il nobile intento del primo cittadino capitolino, ma la forma con cui si è concretizzata la scelta perché, da molti, l'estensione del divieto di circolazione agli euro 6 è ritenuta totalmente marginale per dare un significativo contributo alla riduzione delle emissioni, soprattutto se confrontata con l'inquinamento prodotto dagli impianti di riscaldamento e dai mezzi di trasporto pubblico più datati. Senza contare che si decide un blocco fortemente restrittivo in assenza di scelte politiche nazionali, soprattutto infrastrutturali, che favoriscano valide alternative immediate alla portata di tutti. Nella capitale si sono infuriati coloro che hanno acquistato auto nuove e anche le categorie produttive. La Cna parla di danni gravi all'economia locale e aggiunge che “gli artigiani, i commercianti e gli imprenditori si sentono traditi dall'amministrazione capitolina che sembra non tenere conto di loro”. “Il Comune - aggiunge Cna - ha stabilito che l' Euro 6 fosse la conditio sine qua non per poter svolgere l'attività economica all'interno dell'Anello Ferroviario, salvo poi bandire solo i veicoli diesel dalla possibilità di circolare. Oltre tutto, dai dati diffusi in questi giorni dall'Arpa Lazio che monitora la qualità dell'aria della città, risulta che la concentrazione di smog non è scesa. Un'ulteriore beffa, visto che il danno economico di una decisione del genere, è un sacrificio inutile”. Intanto la scelta del sindaco di Roma è diventata pure un caso nazionale. “L'Automobile Club d'Italia è assolutamente contrario all'assurda demonizzazione dei diesel Euro6, al centro del mirino di tante Amministrazioni - a cominciare da Roma - con blocchi del traffico ingiustificati, che non hanno alcun fondamento scientifico e non garantiscono risultati certi”. Così il presidente dell'Aci, Angelo Sticchi Damiani, che che definisce le scelte di Viriginia Raggi provvedimenti “privi di logiche comprensibili e accettabili”. “Le auto di ultima generazione, anche diesel - continua Sticchi Damiani -, hanno un impatto ambientale irrisorio, notevolmente inferiore ad altre motorizzazioni. Con provvedimenti irrazionali come questi, non si danno risposte serie alle importanti istanze ambientaliste e si creano disagi inutili a milioni di cittadini”. Sticchi Damiani si dice, infine “seriamente preoccupato per l'impatto negativo sul mercato e il forte rischio di perdita di posti di lavoro, sia nella produzione che nella vendita di queste auto”. “Tali provvedimenti - conclude - presentano costi certi, per quanto riguarda danni a cittadini e imprese, a fronte di benefici assolutamente incerti, per quanto riguarda, invece, qualità dell'aria e dell'ambiente”. Quattroruote, lo storico mensile dell'auto particolarmente attento negli ultimi anni alle novità più eco-friendly per l'automotive, osserva che “il provvedimento (attivo negli orari 7.30-10.30 e 16.30-20.30, cioè quelli che interessano soprattutto i lavoratori) non tiene minimamente conto dei livelli di emissioni delle più recenti auto a gasolio (accomunate a quelle più obsolete), facendo strame degli sforzi di progettisti, costruttori e proprietari per realizzare, vendere e possedere un'auto allo stato dell'arte in fatto di efficienza e riduzione dell'impatto ambientale”. “La furia della sindaca Raggi - scrive online il mensile diretto da Gianluca Pellegrini -, non si arresta neanche davanti all'evidenza dei fatti, tecnici e no. Col risultato paradossale d'indurre i suoi concittadini ad acquistare sempre meno auto a gasolio di nuova generazione e conseguentemente di aumentare, con la maggiore diffusione di quelle a benzina, le emissioni di CO2”. “Senza contare - aggiunge Quattroruote - che gran parte del particolato viene emesso anche dagli impianti di riscaldamento degli edifici che, pur essendo sottoposti a limitazioni, spesso non vengono effettivamente controllati. Un errore marchiano, perché secondo il XIV Rapporto Qualità dell'ambiente urbano dell'Ispra, focalizzato sulle fonti di inquinamento, nel 2015 a Roma le caldaie hanno generato 3.105 tonnellate di Pm10, contro le 1.021 tonnellate del trasporto su strada”. L'Up (Unione Petrolifera), infine, basandosi su dati Ispra del 2015, ricorda invece che "nel Comune di Roma il peso delle emissioni di Pm10 delle auto diesel euro 5 e 6 su quelle totali è irrilevante (nei mesi invernali 30 kg sui 20.000 kg totali ovvero lo 0,15%)" mentre sono "predominanti" quelle del riscaldamento civile, per giunta "concentrate in cinque mesi e mezzo in cui è consentita l'accensione" e non nel corso di un intero anno.