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Politica e candidature, sarà un autunno caldo

Jacopo Barbarito
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Puntuale come le stagioni che cambiano, la politica si è rimessa in moto e l'autunno che ci attende sarà caldo non solo per le vertenze economiche sul tavolo ma anche e soprattutto per la campagna elettorale che da qualche giorno è già partita. A livello nazionale come a livello locale. In ballo ci sono le elezioni politiche della prossima primavera, ad agitarsi da noi ci sono i 16 parlamentari uscenti che sognano di non lasciare lo scranno e ci sono gli aspiranti tali che dopo aver fatto qualcosina in qualche consiglio sono convinti di meritarsi il salto di poltrona. Ma i tempi si preannunciano duri, per tutti, perché c'è l'incognita sistema elettorale, quindi anche se si riesce a strappare una candidatura, poi toccherà trovare i voti per essere eletti, a meno che non si ha la fortuna (?) di essere sistemati in qualche posizione privilegiata. Le fibrillazioni riguardano il centrodestra come il centrosinistra e anche gli altri partiti dell'arco costituzionale, e non sono più sotterranee o sussurrate, si cominciano a percepire alla luce del sole con battibecchi e botta e risposta. Dentro il Pd per esempio da segnalare l'uscita del vice presidente della Regione Fabio Paparelli che dopo dieci anni che ha la tessera del partito e svolge ruoli di primo piano per conto del partito ci fa sapere che il Pd non è ancora nato. Anzi, rivolge un appello a farlo nascere questo Pd e a smetterla con le correnti e i caminetti. Ma come? Verrebbe da dire da che pulpito arriva la predica... visto tutto quello che succede a Perugia come a Terni. E ha ragione il segretario regionale Giacomo Leonelli a rispondere che il Pd c'è con i suoi 14mila iscritti e le sue iniziative. Perché nel 2007 non c'era mica solo Veltroni a battezzarlo il Pd in quel di Spello. Un altro e sicuramente più interessante discorso da fare sarebbe in che condizioni si trova questo partito, quanto è dilaniato dalle guerre intestine, quanto appeal ha ancora e quante amministrazioni (e perché) ha consegnato agli avversari. Ragionamento questo che affronta con la consueta lucidità il sindaco di Gualdo Tadino Massimiliano Presciutti il quale parte dalla salute, per nulla ottimale, del Pd in questa regione dove un capoluogo è già in mano al centrodestra e l'altro sta vivendo un periodo imbarazzante, per non parlare dei parecchi comuni sopra i 15mila abitanti non più governati dal centrosinistra. Presciutti auspica una nuova stagione e invita a ripartire dal basso, dai territori, da chi amministra le comunità, e soprattutto sollecita a metterci la faccia. Ecco la faccia, ormai quella di mette solo sui selfie e sulle foto ricordo in compagnia di qualche big per arricchire la collezione, non più per assumersi responsabilità. Anche dalle parti del centrodestra le cose si stanno muovendo, più in sordina per la verità, perché da sempre la coalizione è abituata a giocare di rimessa e soprattutto attendendo le direttive nazionali. E quindi se si marcerà uniti oppure no, chi sarà il leader, quanti posti ci saranno per approdare a Roma e via discorrendo. Di certo le carte le daranno i segretari regionali, quindi più di qualcuno sarà costretto ad abbandonare i sogni di gloria. Poi tutto sarà da vedere, di sicuro la berlusconiana Catia Polidori da queste colonne ha lanciato messaggi chiari, lei si candiderà in Umbria e il sindaco di Perugia Romizi continuerà a guidare Palazzo dei Priori. Per il resto è tutto da vedere, dal momento che come già detto non si sa ancora con quale legge elettorale si andrà a votare. Una sola cosa è sicura, ci sarà battaglia.