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Dai lunghi coltelli allo scontro aperto

Anna Mossuto
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Dentro il Pd sta avvenendo di tutto e di più. Ed è naturale alla luce di una scissione tanto annunciata e finalmente realizzata e anche in vista di un congresso che vede per ora tre candidati contendersi la segreteria. Doppio movimento quindi tra chi esce dal partito per approdare al nuovo movimento, quello dei democratici e progressisti, Dp in sigla che tanto ricorda un certo comunismo puro duro, e chi all'interno del Pd si posiziona accanto a Renzi o allo sfidante Orlando (di filo Emiliano in questa regione non ne sono comparsi finora). Partiamo dalla lista degli addii. Il primo, scontato, è quello del senatore Miguel Gotor, imposto in Umbria nel 2013 dall'allora segretario Bersani come capolista per Palazzo Madama. Dal nome spagnoleggiante, ricercatore a Torino e fervido battutista (sua la frase “dobbiamo smacchiare il giaguaro”, il riferimento era a Berlusconi), il senatore si è molto impegnato per costruire la minoranza e si è visto veramente poco nella terra che lo ha eletto. In una lunga lettera al segretario regionale, Gotor spiega le ragioni dell'abbandono e lo fa elencando gli atti a favore dell'Umbria e togliendosi più di un sassolino dalle scarpe a proposito della linea politica della maggioranza. Il capo umbro del Pd Leonelli gli risponde con affetto ma anche con uno strascico velenoso quando gli ricorda di saldare il conto economico del partito. Ma del resto quando ci sono le separazioni a volte manca il buon senso e anche il rispetto per cui c'è sempre qualcuno che si affretta a portare i panni sporchi in piazza.  Il secondo addio è firmato dal consigliere regionale Attilio Solinas, pure questo prevedibile e anche coerente perché da sempre ha abbracciato le posizioni della minoranza, ma secondo qualcuno con questo passaggio il medico perugino si gioca la carta della candidatura a sindaco di Perugia. L'elenco degli abbandoni non finisce qui. I primi due erano in un certo senso annunciati, la scelta di lasciare il Pd da parte di un gruppo di segretari dei circoli perugini pesa forse di più nel partito e anche nell'immaginario collettivo. La motivazione principale è la mancanza di discussione e di confronto, ma anche il non voler essere conniventi di chi cerca legittimazione o vendetta a scapito dell'interesse generale. Infatti ai sette segretari risponde il responsabile del Pd perugino Giacopetti, pure lui sinceramente rammaricato per l'addio dei compagni, ma speranzoso che prima o poi le strade possano tornare a incrociarsi. In questo periodo da e per piazza della Repubblica, sede del Nazareno umbro, c'è un bel via vai di missive, anche solo per posta elettronica. Non c'è bisogno di corrispondenza invece per chi ha fatto o si appresta a fare la scelta di campo del candidato da sostenere al congresso. E proprio nelle ultime ore si è organizzato il comitato pro Orlando sotto l'egida della senatrice Cardinali e con un bel po' di esponenti del presente e del passato piddino, tra cui l'ex sindaco del capoluogo Boccali e l'ex assessore regionale Bracco, ma anche giovani della segreteria e attuali amministratori come i primi cittadini di Foligno e Marsciano. Un bel gruppo non c'è che dire, mancava all'appello solo il sindaco di Terni Di Girolamo forse ancora indeciso se sostenere il Guardasigilli o ribadire la renzianità abboccando ai corteggiamenti dei vertici della Regione. Comunque, il dato positivo è che finalmente nel partito non c'è più il finto unanimismo e che la stagione dei lunghi coltelli si è trasformata in una contrapposizione a viso aperto, speriamo leale e costruttiva come deve essere in un partito democratico. [email protected] www.annamossuto.it