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La Comunanza tace: lo sviluppo non piace

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Anna Mossuto
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In un Paese normale un'azienda che vuole investire 30 milioni e passa di euro, con la prospettiva di creare sviluppo e occupazione, viene accolta a braccia aperte. Da noi no. Da noi viene ostacolata e bloccata con ricorsi e argomentazioni strumentali. E' quello che succede alla Rocchetta, la società leader nelle acque minerali, che quasi un anno e mezzo fa presentò un piano industriale in base al quale si impegnava a potenziare l'attività produttiva con il lancio di un nuovo marchio e soprattutto si impegnava al recupero e alla riambientazione dell'area della sorgente danneggiata dall'alluvione del 2013 e alla creazione di un'oasi turistica della valle del Fonno. Il progetto è stato approvato dalla Regione, ha ricevuto il consenso del Comune, delle associazioni ambientaliste, dei sindacati e di tutti gli altri organismi interessati. A opporsi la Comunanza agraria dell'Appennino gualdese che ha presentato un ricorso che tuttora pende davanti ai giudici amministrativi. Il risultato? Tutto fermo in attesa del Tar. E a Gualdo Tadino la situazione economica non migliora, anzi come dappertutto continua a mordere, a far chiudere aziende e attività, ad aumentare la lista di disoccupati e cassintegrati. A novembre scorso nella sede di Confindustria c'è stato un primo incontro tra la Rocchetta e la Comunanza agraria per avviare un dialogo, per tracciare un percorso che portasse a una soluzione alternativa alla strada giudiziaria. In quella occasione il sedersi attorno a un tavolo per parlarsi, per rappresentare le proprie posizioni, fu salutato positivamente perché significava sbloccare un'impasse per arrivare alla concretizzazione del progetto. In tanti incrociarono le dita sperando che di lì a poco ci sarebbe stato un altro incontro e in effetti la Comunanza si alzò dal tavolo di quel primo incontro annunciando di prendersi un po' di tempo per riflettere e di farsi risentire nel giro di poco. Bene, anzi male. Da allora silenzio.  La Rocchetta che aveva dichiarato piena disponibilità a venire incontro alle richieste della Comunanza sta ancora aspettando un cenno, due righe, per capire se c'è volontà di andare avanti, di continuare e approfondire quel dialogo costruttivo che aveva spinto la presidente Nadia Monacelli ad accettare l'invito di Confindustria. La questione è delicata e in ogni situazione controversa l'equilibrio sta sempre in mezzo. Ma su questa vicenda che ha del paradossale il buon senso sembra prevalere solo da una parte, e cioè dalla parte di chi sostiene un investimento milionario per lo sviluppo di un territorio già fortemente penalizzato. E in questa categoria ci sono Regione e Comune e ci sono tutti coloro che hanno a cuore il bene di Gualdo Tadino. Perfino l'allora premier Matteo Renzi sei mesi fa si schierò a favore dell'investimento, alcuni parlamentari hanno speso parole di apprezzamento per il piano industriale, alcuni sindaci del comprensorio si sono espressi per la nuova opportunità di sviluppo. Tutti concordi per non perdere un'occasione che potrà portare benessere e crescita occupazionale. Sarebbe da pazzi e da irresponsabili chiudere la porta a un investimento del genere. La Comunanza batta un colpo e soprattutto dica chiaramente quali sono le richieste per sbloccare lo stato dei fatti. Riprenda il filo del dialogo avviato tre mesi fa sul tavolo confindustriale e faccia sapere all'azienda ma anche a tutti i soggetti interessati, istituzioni, associazioni, rappresentanti di categorie e in particolare ai cittadini quali sono le ragioni di questo comportamento e in particolare le motivazioni di questo silenzio. Siamo convinti che se potesse la Rocchetta prenderebbe armi e bagagli, come si suol dire, e andrebbe a investire da un'altra parte. E' questo quello che vuole la nostra regione, è questo che vuole la gente di Gualdo Tadino? E' questo che vuole la Comunanza che sulla base di una vecchia e anacronistica missione di tutela degli usi civici privilegia gli interessi di pochi rispetto a un interesse generale? E' assurdo che si perda del tempo prezioso in diatribe giudiziarie per nascondere posizioni pregiudiziali e di parte con l'effetto di stoppare chi vuole fare solo il proprio mestiere, e cioè impresa, a discapito di una comunità già gravemente colpita da una crisi economica feroce e senza fine. [email protected] www.annamossuto.it