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Le verità non dette tra buchi e debiti

Federico Sciurpa
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Comunque la si guardi la crisi politica a Terni è un guazzabuglio di ipocrisia, di giochetti e prese in giro. Andiamo in ordine per chi è atterrato ora nel cuore verde d'Italia e si è perso qualche puntata, qualche mese di polemiche e litigate. Da tempo la giunta guidata dal dottor Leopoldo Di Girolamo scricchiolava per i mal di pancia interni al Pd, tra le famose correnti che anziché confrontarsi sui contenuti si scannavano sul potere. E alla fine, tira e molla, molla e tira, Palazzo Spada diventava la stanza di compensazione delle divisioni. Il tutto nell'indifferenza del partito, della segreteria regionale del Pd, che non ha mai preso di petto la questione. Per volontà o per incapacità? Resta il dilemma, ma visto a che punto si è arrivati poco importa la risposta. Le fibrillazioni intanto salivano, si sprecavano gli ultimatum sul rimpasto e le invocazioni di una giunta di emergenza, e il sindaco continuava a tranquillizzare, a dire a tutti e pubblicamente che Terni stava bene, si stava lavorando e le risposte si vedevano. Della serie vade retro allarmisti e gufi. Peccato che a distanza di poche settimane, la situazione è precipitata. Il sindaco ha tagliato la testa di quattro assessori, ha ammesso il buco di bilancio e con il cappello in mano si è presentato a Palazzo Donini per chiedere qualche manciata di milioni di euro. Di fronte a questo, prima di entrare nel merito delle ultime vicende, sovviene il dubbio che il primo cittadino sapesse e non dicesse la verità ai ternani. Non si può assumere le vesti di Alice nel paese delle meraviglie pensando che i cittadini abbiano l'anello al naso. In piena estate il sindaco ha parlato di una città vitale e non agonizzante, di passi avanti, di investimenti e di soldi in arrivo, negando buchi e debiti. Tutto documentato e riportato tra virgolette.Facciamo finta di credere che tra agosto e settembre sia passato per Terni uno tsunami e abbia svuotato le casse del Comune, vediamo le ultime decisioni, pure queste a dir poco sorprendenti.  Prima, il rimpasto. Il sindaco taglia quattro assessori per dare il buon esempio, all'insegna del risparmio Scelta ridicola e per nulla convincente. Il sacrificio dei quattro risanerà forse i conti del bilancio? Delle due l'una. O i 4 percepivano super stipendi e non risulta o la logica del rimpasto risponde ad altri dettati. La seconda è quella giusta. Ma perché non essere sinceri e onesti intellettualmente parlando? Seconda, il buco di bilancio. Le casse di Palazzo Spada sono indebitate, e questa è un'ammissione. Quello che non si capisce è il quantum. Ancora non è possibile conoscere l'entità dei debiti, dentro e fuori bilancio, perché, questa è la giustificazione, gli uffici non hanno fatto i conti e anziché sparare cifre a caso si preferisce aspettare. Un ragionamento che fa parecchie grinze, sappiamo che il Comune chiede il predissesto finanziario, studia il risanamento dei conti e non sappiamo di quanto il bilancio è sotto. Scusate, ma di che si parla? Di aria fritta o di soldi pubblici? Anche su questo punto c'è qualcosa che non torna: il sindaco non riesce a farsi dare quattro numeri dai suoi dirigenti o invece i numeri si conoscono e si preferisce non farli circolare? Terza, il patto di acciaio. Bene fa la Regione a intervenire, ci mancherebbe altro. Lo ha fatto in passato con Perugia, perché non dovrebbe farlo con Terni? Del resto il secondo capoluogo è rimasto ancora in mano al centrosinistra, quindi più che doverosi gli aiuti e gli aiutini. Ci piacerebbe però che qualcuno a Terni o a Perugia si prendesse la briga di spiegare le cause di questo abisso finanziario. Non è che una comunità si sveglia una mattina di ottobre e scopre che il Comune sguazza nei debiti. È soltanto una questione di trasparenza, quella tanto invocata e assicurata a parole nei convegni e nelle riunioni. In conclusione, più che patto di acciaio andrebbe chiamato patto rosso dove il colore non è quello del soccorso, bensì quello sicuro del bilancio e forse della vergogna. [email protected] www.annamossuto.it