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Il ribaltone di Assisi e la politica suicida

Anna Mossuto
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A volte è meglio commentare a bocce ferme, cioè a risultato smaltito e metabolizzato, anziché parlare di getto. Perché la riflessione col passare del tempo si arricchisce di elementi e spigolature, che a caldo non si colgono a pieno e con nitidezza. E allora, in attesa della risoluzione della crisi regionale, che, vista la scesa in campo, l'ennesima per la verità, del segretario regionale del Pd Giacomo Leonelli nei panni del condottiero Braccio Da Montone o di Ferro, è data ad horas, concentriamoci sul clamoroso ribaltone avvenuto ad Assisi. Nel turno di ballottaggio il centrodestra ha consegnato dopo quasi un ventennio, dal 1997 per la precisione, l'amministrazione al centrosinistra. Questo il dato incontrovertibile di partenza. Il nuovo sindaco è Stefania Proietti, espressione civica appoggiata dal Pd, premiata con circa il 54 per cento dei voti, lo sconfitto è Giorgio Bartolini, sostenuto da Forza Italia, Lega Nord, Fratelli d'Italia e una lista di fedelissimi. Senza troppi fronzoli e ghirigori di parole, va detto che il centrodestra ha preferito farsi del male come nella classica politica tafazziana perché si è presentato all'appuntamento elettorale con ben quattro candidati. Troppa fatica e troppa intelligenza cercare di mantenere la sindacatura nella città di San Francesco... Che per inciso non è un Comune qualsiasi con tutto il rispetto per gli altri 91 di questa piccola regione, capoluoghi compresi.  E quindi la coalizione ha dato prova della propria incapacità di difendere la fascia tricolore, anzi si è fatta divorare fino all'ultimo dai litigi e dai personalismi. Una cecità senza precedenti che testimonia un male di fondo, e cioè la mancanza di una regia, di un gruppo pensante, di qualcuno che obbligasse i tanti galli a smettere di cantare. Per il bene superiore, per mantenere la guida di Assisi, per non andare incontro alla sconfitta. E purtroppo anche questa sconfitta è orfana, non ha padri né madri. Di solito quando si perde una battaglia se ne prende atto, si rispetta il volere dei cittadini e se ne traggono le conseguenze. Un esempio di poche ore fa è il premier britannico Cameron dopo il referendum sulla Brexit. Da noi invece si vince o si perde è lo stesso, tanto una volta acchiappata una poltrona o uno strapuntino meglio restare incollati che essere coerenti. Infatti ai capi locali dei partiti del centrodestra non è passato neppure per l'anticamera del cervello di andarsene, ma neanche di riunirsi per analizzare il voto, riflettere sull'accaduto, interrogarsi sulla disfatta. No, a parte il comunicato di circostanza, l'atteggiamento è stato quello di vedere il bicchiere mezzo pieno, alias la conquista di Amelia, o tutt'al più qualche polemichetta interna tra questo o quell'esponente. Ma il ribaltone di Assisi ha responsabilità precise che corrispondono a nomi e cognomi. Il primo dei quali è quello di Claudio Ricci, pure lui attaccato con il bostik allo sgabello di portavoce del centrodestra in consiglio regionale (portavoce di che non si capisce e di chi nemmeno dal momento che per fare un dispetto ai suoi ha presentato un proprio candidato a sindaco) che dopo un ventennio di funzioni tra vicesindaco e sindaco ha rimediato una pessima figura con la sua Buini che ha ottenuto un misero 3 virgola qualcosa. Ricci che appena un anno fa sfiorò l'impresa per la Regione ha lavorato per lacerare ancora di più la coalizione, ignorando dove si trova l'onestà intellettuale quando ancora oggi scrive che la sua candidata rappresentava il nuovo. Forse Ricci pensava che gli assisani avessero l'anello al naso. Beh, si è dovuto ricredere. Nell'elenco si possono inserire i responsabili regionali e locali dei partiti che arricchiscono la combriccola dello schieramento senza dimenticare poi i parlamentari o i padri nobili che si sono completamente disinteressati di quanto avveniva nella città di Assisi. Inutile citarli perché sarebbe soltanto uno spreco di spazio. Passiamo al centrosinistra, soprattutto al Pd che ha festeggiato l'elezione della propria candidata. Peccato che a rovinare i festeggiamenti è stata la neo sindaca che addirittura sul giornale del partito, l'Unità, ha candidamente raccontato che ha deciso all'ultimo giorno utile di scendere in campo e lo ha fatto con un proprio progetto aperto su cui poi si è accodato il Pd. Una ricostruzione corretta anche perché per bocca dello stesso segretario regionale la prima scelta era caduta su un altro candidato, sempre esterno, a conferma che il centrosinistra dove sta all'opposizione compie esattamente gli stessi errori degli avversari, cioè non costruisce candidature e proposte alternative di governo, preferendo vivacchiare e mantenere le sempre più ridotte rendite di posizione. Ora la Proietti dovrà dimostrare con i fatti la sua autonomia dal momento che durante la campagna elettorale ha sottolineato fino all'esasperazione di non essere espressione del Pd ma che è stato il Pd a sostenerla. Vedremo se sarà all'altezza del ruolo e della funzione che in una città come Assisi ha scatenato violente reazioni e polemiche, non ultime quelle nel mondo cattolico tanto da scomodare perfino sua eccellenza Domenico Sorrentino a intervenire a urne chiuse. Chiuse prima della competizione quando aveva scritto una lettera ai futuri amministratori stilando addirittura un programma elettorale, chiuse dopo quando è arrivato il verdetto per denunciare il clima velenoso ai limiti della calunnia verso la sua tonaca perché in parecchi hanno inquadrato la Proietti come la candidata del vescovo e della chiesa in generale. Il monsignore ha fatto sapere di aver perdonato coloro che lo hanno accusato ingiustamente, auspicando un rasserenamento e il perseguimento della politica della persona che non è né di destra, né di centro né di sinistra. Parole sante le sue, del resto si può giocare con tutto anche con i fanti ma bisogna lasciare stare i santi. E il detto ad Assisi, patria di Francesco, vale di più. Detto ciò la nuova sindaca ha davanti a sé un impegno non di poco, dimostrare a chi l'ha eletta di pensare solo al bene di Assisi ed essere veramente autonoma dai partiti, dalla Chiesa, vescovo, preti e frati compresi. Auguri.