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Assisi e Città di Castello, le colpe della politica

Anna Mossuto
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Mentre a Roma si discute se allungare fino a lunedì il turno elettorale delle prossime amministrative di domenica 5 giugno per paura dell'astensionismo, nei territori si sta facendo campagna elettorale. Nei prossimi giorni l'agenda si riempirà di big, previsto l'arrivo di leader nazionali e ministri, intanto i candidati hanno cominciato a presentarsi battendo quartieri e frazioni alla ricerca di consensi. Le sfide più interessanti sono ad Assisi e Città di Castello, gli unici due comuni che contemplano l'eventualità del ballottaggio dopo quindici giorni. Nella città del Poverello la situazione è più incandescente con ben otto aspiranti alla fascia tricolore e si intravede, a meno di colpi di scena, il secondo turno. Relativamente più tranquillo il quadro nella quarta città dell'Umbria dove la contesa si riduce a cinque pretendenti. Ma i due comuni hanno un aspetto che li accomuna anche se di estrazione contrapposta. Il centrosinistra ad Assisi si è affidato come candidato a sindaco a un esponente come si suol dire della società civile, l'ingegnere Stefania Proietti. Lo stesso ha fatto il centrodestra a Città di Castello, scegliendo Nicola Morini, attualmente un civico. Entrambe le coalizioni sono opposizione nei rispettivi centri. E allora torniamo su un tasto toccato già in passato, vale a dire la non capacità delle classi politiche del posto di costruire per tempo delle candidature da presentare all'esame dell'elettorato. Le elezioni comunali si svolgono ogni cinque anni, tranne eccezioni non si va a votare prima per il rinnovo di sindaci e consigli comunali. Quindi c'è tutto il tempo di lavorare per elaborare una visione, di abbozzare un programma, di selezionare i futuri amministratori. Insomma la critica è che non si può arrivare impreparati all'appuntamento con le urne e arrabattarsi un mese prima della presentazione delle liste a corteggiare Tizio e Caio. Forse i partiti e soprattutto chi li dirige dovrebbero aprire una bella riflessione su questo tema. Ma se nel ragionamento si vuole andare più in profondità si può pensare che se i dirigenti non riescono a fare diversamente vuol dire che il modo di fare politica è così cambiato che ci sta rimettendo la stessa politica, la sua funzione e la sua finalità. Inutile sottolineare l'importanza delle elezioni amministrative dove le ideologie e le appartenenze cedono il passo ad altri criteri, la conoscenza diretta e la stima personale nei confronti dei candidati per esempio, e proprio il sistema di elezione diretta del sindaco scelto dai cittadini carica di responsabilità chi accetta di scendere in campo perché i municipi sono i primi “sportelli” a cui si rivolgono le comunità. Comunque, tornando a bomba, quindi ad Assisi per il centrosinistra e a Città di Castello per il centrodestra, a essere stata latitante a nostro avviso è stata la politica nel senso più ampio e originario del termine. Detto questo, un auspicio lo vogliamo esprimere e cioè che queste settimane di campagna elettorale siano improntate al confronto tra i candidati e i loro programmi e non alla denigrazione; la polemica anche forte ci sta tutta ma non si superino i livelli del rispetto e della sana competizione. Di sicuro, e c'è da giurarci, tutti i candidati promettono di impegnarsi per il bene della collettività. Poi se gli eletti manterranno la parola è un'altra storia.  [email protected] www.annamossuto.it