Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

La "valle dei fuochi" e la paura delle parole

default_image

Anna Mossuto
  • a
  • a
  • a

Ci sono certi politici avvezzi ad attaccarsi alla forma e poco, anzi per nulla, alla sostanza.E fanno venire in mente quel proverbio che dice “quando il saggio indica la luna lo stolto guarda il dito”. Abituati a dire quello che pensiamo con il linguaggio schietto e senza fronzoli, per una volta siamo costretti in un certo senso a parlare di un argomento che in qualche modo ci riguarda. Il tema della premessa si può racchiudere nel termine “Valle dei fuochi” oggetto di una nostra inchiesta giornalistica per indicare una zona ben delimitata della Valle del Nestore dove negli anni Ottanta e Novanta sono stati seppelliti ceneri e rifiuti. E la legge della natura, che è più forte di quella degli uomini, in quell'area compresa trai comuni di Piegaro e Panicale sta restituendo alla luce tutto ciò che era stato sepolto, provocando un serio e fondato allarme ambientale. La vicenda dei rifiuti che riaffiorano sui terreni è infatti oggetto di un'indagine dell'Arpa (Agenzia regionale protezione ambientale) e della Procura della Repubblica di Perugia, oltre che di numerose reazioni di cittadini preoccupati anche di un altro aspetto, e cioè l'alta incidenza di tumori in quella zona. Fin qui, l'antefatto. Il Corriere dell'Umbria da una decina di giorni grazie al lavoro di due bravi giornalisti come Alessandro Antonini e Sara Minciaroni sta raccontando in un'inchiesta, con dovizia di documentazione anche fotografica e testimonianze, ciò che sta succedendo in quell'angolo di Umbria. Da qualche giorno diversi soggetti,i sindaci dei territori interessati e perfino il segretario regionale del Pd Giacomo Leonelli, ci invitano a cambiare la denominazione dell'inchiesta perché “Valle dei fuochi”, secondo i primi, potrebbe avere ripercussioni sull'economia della zona e secondo il capo piddino evoca la “Terra dei fuochi” di napoletana-casertana memoria. Ora, con tutto il rispetto per le opinioni altrui, di fronte a quanto sta emergendo non ci sembra prioritario disquisire sul lessico come seil cambio di una o più parole attutisse il significato di un fenomenoo per magia facesse scomparire le ceneri e i rifiuti nascosti da decenni nel ventre della terra. Ci sono momenti e fatti in cui, per fortuna, la sostanza prevale sulla forma e come nel caso del proverbio citato all'inizio sarebbe confortante guardare la luna anziché il dito. Perché i temi trattati non sono argomenti da bar, che lasciano il tempo che trovano, parliamo e scriviamo di allarme ambientale e soprattutto della salute di una comunità. Se a chi amministra o a chi fa politica interessa più l'uso di un vocabolo che conoscere la verità, farsi interprete dei timori della gente e adoperarsi per trovare soluzioni vuol dire che hanno fatto bene, benissimo quei cittadini che in un'assemblea pubblica hanno insultato il segretario regionale del Pd il quale si vantava di aver invitato il Corriere ad “abbassare i toni” perché con questa storia si compie opera di “denigrazione gratuita” di un'intera valle. Il segretario nella foga di mostrare i muscoli davanti alla platea si è dimenticato di azionare il cervello e quando ha aperto bocca ha perso un'occasione d'oro, l'ennesima, per stare zitto e fare così più bella figura. Esiste in questa regione un cattivo vezzo che è quello di scaricare sui giornali la colpa di un fatto come se fossero i giornalisti a creare la notizia quando in realtà, con tutti i difetti della categoria, chi fa il cronista si “limita” a fare quello per cui è pagato, cioè raccontare un caso, un fenomeno, un evento, con onestà intellettuale e senza parteggiare. La “Valle dei fuochi” non l'abbiamo inventata noi, esiste e la stiamo riportando, continueremo a farlo, piaccia o non piaccia a qualcuno, perché il ruolo di un giornale è esclusivamente quello di informare e dare voce a chi non ce l'ha. Se l'inchiesta finirà in una bolla di sapone e le tonnellate di rifiuti e ceneri saranno considerate non nocive per la salute degli abitanti saremo i primi a esserne contenti e ovviamente a riferirne. Nel frattempo continueremo a fare il nostro lavoro, senza lasciarci intimorire o influenzare, con la speranza che i politici, o pseudo tali, facciano il loro. Per il bene dell'Umbria, in tutti i sensi.