Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Il partito come un taxi: il caso di Scelta civica

default_image

Anna Mossuto
  • a
  • a
  • a

Un partito non dovrebbe essere un taxi. Da cui si scende e si sale a proprio piacimento. Invece spesso e volentieri è proprio così. E lo è ancora di più, in termini di numeri, in questa legislatura che conta ben 173 cambi di casacca. Un record storico dovuto non solo a scissioni, vedi Ncd-Forza Italia. Basta riflettere sull'ultimo esempio di trasformismo politico firmato dagli otto esponenti di Scelta Civica che hanno deciso di traslocare nel Pd. Il fior fiore del partito di Monti è passato armi e bagagli nell'altra sponda folgorato, pare, dal ciclone riformista dell'ex sindaco di Firenze. Sospetto il tempismo del passaggio, 48 ore prima del congresso di Sc, quasi a sancire la fine del partito con il loden che nel 2011 aveva fatto sognare e sperare l'Italia dopo olgette e burlesque di memoria berlusconiana. E' vero che sul carro del vincitore si sta meglio che su una carretta di poche migliaia di iscritti e peggio ancora di un livello di consensi pari a un prefisso telefonico. Ma si tratta sempre di un clamoroso e indecente esempio di voltagabbanismo. Aperta parentesi: rientra in questa corrente il voltagabbana, colui (o colei) cioè che eletto in un partito cambia formazione senza passare per il voto ma solo per mantenere il privilegio, alias la poltrona. Si può essere voltagabbana anche di un'idea o di una posizione, come quella recente di Angelino Alfano che sulla vicenda Quirinale pur di non lasciare il governo ha virato di 360 gradi la decisione votando Mattarella. Chiusa parentesi. Andando indietro nel tempo, le definizioni in merito si sono sprecate, con i mitici Responsabili che salvarono il governo Berlusconi nel dicembre del 2010 e quindi i parlamentari Razzi e gli Scilipoti i cui cognomi divennero subito emblemi di traditori, trasformisti, giuda. Ebbene oggi i signori e le signore di Scelta civica sono i nuovi Razzi e Scilipoti della politica italiana. Non si possono usare due pesi e due misure su comportamenti uguali. Non sarebbe corretto e sarebbe anche sintomo di disonestà intellettuale. Eppure i commenti e i giudizi a proposito di questo passaggio sono stati edulcorati, quasi addolciti nelle espressioni tipo ampliamento di maggioranza, tutt'al più campagna acquisti del premier dopo la presunta rottura del Patto del Nazareno. In pochi hanno parlato di tradimento o di incoerenza, di mercato delle vacche e dei voti, dimostrando così di soffrire di una grave forma di amnesia. Servirebbe invece un piccolo sforzo di memoria nel ricordare le pesantissime dichiarazioni all'indomani dei cambi di casacca nelle precedenti legislature. Qualcuno ha addirittura ripescato una frase di Renzi quando solennemente pronunciò le seguenti parole più o meno testuali “chi cambia partito tradisce l'elettorato e quindi se ne deve andare, deve abbandonare il seggiolino”. Evidentemente a valere la giustezza di una scelta è la direzione che imboccano i transfughi. Se vanno verso il centrodestra sono infidi, se approdano nel centrosinistra sono bravi, belli e buoni. Tornando a Scelta civica ormai diventata Sciolta civica o anche Scelta cinica, i magnifici 8, di cui sette parlamentari e quindi voti preziosi alla Camera e soprattutto al Senato, hanno pensato bene di diventare piddini, anzi renziani. Tutti si portano dietro un “già” perché la verità è che quasi tutti militavano in precedenza in un altro partito prima di entrare nella comitiva di Monti, parecchi in Margherita e Ds, qualcuno nel Pd, qualcun altro come il ministro all'Istruzione Stefania Giannini addirittura aveva sfiorato cinque anni fa la candidatura con il Pdl a governatore dell'Umbria testimoniando così che un'area politica vale un'altra, l'importante è occupare un posto, una poltrona, un incarico. Un'altra campionessa di giravolte, giustificata anche dall'esperienza, è la senatrice Linda Lanzillotta, politica navigatissima, che è passata dalle simpatie per il gruppo marxista-leninista, al Psi, poi alla Margherita, poi all'Api di Rutelli, poi al Pd e quindi a Scelta Civica, ora di nuovo al Pd. Fanno sorridere, anzi fanno piangere, le motivazioni che hanno accompagnato il passaggio. Una per tutte proprio quella pronunciata dalla Lanzillotta (“l'approdo al Pd è l'unico modo coerente per mantenere l'impegno con gli elettori”). E' la stessa senatrice che due anni fa fu catapultata in Umbria a racimolare voti e poi arrivederci e grazie, chi si è visto si è visto…di quali elettori parla? Veramente non c'è limite al buon senso, al pudore e neanche alla decenza per questi “furbetti” del parlamento. [email protected]