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Rinnovamento e primarie: questa la politica alla Totò

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Anna Mossuto
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La politica dovrebbe essere una cosa seria. Invece negli ultimi tempi certe decisioni sembrano bizzarre, astruse, per non dire di peggio. Una per tutte? Quella uscita dall'assemblea regionale del Pd che ha dato il via libera alla ricandidatura di Catiuscia Marini alla presidenza della Regione e in particolare la trovata del segretario regionale del Pd Giacomo Leonelli che ha proposto un rinnovamento del 70 per cento dei nomi in lista. Di fatto il ragionamento politico del capo del partito in Umbria è il seguente: la Marini è stata brava in questi cinque anni, ha governato bene e va promossa per il bis; giunta e gruppo sono inadeguati, non sono stati all'altezza quindi vanno rimossi. Allora, due obiezioni di fondo vanno formulate e consegnate a Leonelli. La prima: la Marini ha amministrato con una squadra di assessori e i risultati, bene o male, bene in questo caso secondo la pagella del partito, sono ascrivibili a tutti, a meno che il segretario non consideri la presidente una superwoman, dotata di poteri straordinari, e quindi promuove la governatrice e boccia l'esecutivo. La seconda: che senso ha mettere i paletti del 70 per cento alla voce rinnovamento? Se voleva essere un segretario rivoluzionario Leonelli poteva proporre il cento per cento, ci avrebbe fatto più bella figura. Ma poi che significa rinnovamento? La carta d'identità non è sinonimo di capacità e competenza, questo il segretario dovrebbe saperlo.Come dovrebbe sapere che essere un volto nuovo in politica non vuol dire saperla fare. Ad approfondire ci sarebbe anche una terza obiezione. E cioè: Leonelli riconferma la Marini ma le chiede di cambiare la squadra. Beh, fino a prova contraria la giunta è il frutto dell'autonomia di chi è eletto a governare; dettare la linea del partito, se ovviamente c'è una linea, è un'altra questione. Comunque detto ciò, la sostanza di tutto è che Leonelli nel cercare di essere più renziano di Renzi è costretto a innestare subito la retromarcia per non essere subissato dalle critiche e dagli attacchi neppure tanto velati dei maggiorenti del Pd. E così lo scontro che fino a prima dell'assemblea era sotterraneo dal 17 in poi è venuto a galla. Con tutto quello che ne consegue, vale a dire la lotta fratricida per un posto in lista, tra deroghe e scelte di genere, e soprattutto la legge elettorale regionale che non vede la luce per i veti interni. Un altro siparietto strano sul palcoscenico della politica umbra? Quello firmato dal comitato per le primarie nelle persone di Nicola Preiti e Francesco Caruso. I quali per settimane hanno sbandierato l'esigenza di chiamare il Pd a un confronto ma sempre senza corredare la richiesta di uno straccio di candidato. Allora, il duo ha adottato la politica di Totò, quella a prescindere. Così la loro è sembrata più che altro una battaglia di bandiera e di puntiglio, eppure se le primarie sono considerate uno strumento giusto e sacrosanto di selezione della classe dirigente allora usiamolo con intelligenza e soprattutto coraggio. Le sfide per essere raccolte vanno lanciate, altrimenti restano parole, frasi e documenti in libertà. Insomma, fin qui le ultime novità dal fronte della maggioranza, con il via libera del Pd alla presidente uscente. Il primo passo di un percorso che si annuncia carico di polemiche e prefigura parecchi scontri per la semplice ragione che dalla prossima legislatura ci saranno ben dieci scranni in meno. E quello dei posti in lista è il principale dei pensieri di chi fa politica, peccato che non lo sia quello del programma. [email protected] www.annamossuto.it