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Qualche buon motivo per non disertare le urne

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Anna Mossuto
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Andare a votare oggi è importante, forse più importante delle altre volte. Quello di oggi non è un voto solo per l'Europa, è un voto anche per la politica italiana. E in alcuni comuni è un voto per il rinnovo dei sindaci e dei consigli. Al di là della disaffezione verso i politici e al di là del disgusto verso certa cattiva politica, disertare le urne e accrescere l'esercito degli astensionisti non è una mossa, a nostro avviso, giusta e intelligente. Non è giusta perché abdicare al diritto di voto significa disprezzare il sacrificio di chi si è battuto per estenderlo a tutti, uomini e donne del nostro Stato. Non è intelligente perché rinunciare alla possibilità di scegliere da chi farsi rappresentare vuol dire essere conniventi di un sistema e soprattutto non fare nulla per provare a cambiarlo. L'astensionismo negli ultimi tempi si è caratterizzato per essere diventato il voto di chi non vota, vale a dire una scelta consapevole del rifiuto categorico della partecipazione alla cosa pubblica. Ma anche la faccia più evidente di un qualunquismo dilagante soprattutto tra le fasce giovanili sempre più disilluse e disincantate. E oggi, secondo gli osservatori più attenti, potrebbe diventare il vero grande protagonista della consultazione e potrebbe colpire indistintamente a destra come a sinistra passando per il centro. Il dato ultimo parla di una percentuale minima che si aggira sul 40 per cento con la tendenza a salire non certo a calare. La rilevanza del voto per l'Europa è assodata e ultimamente ripetuta e sbandierata fino all'esasperazione, inutile quindi scomodare il manifesto di Ventotene e gli europeisti italiani (Spinelli, Rossi e Colorni) che lo scrissero sognando un'Unione europea di tipo federalista, con una moneta unica, un esercito unico e una politica estera unica. Il voto europeo è però anche un referendum sulla politica attuale che ruota attorno al duello Grillo-Renzi con Berlusconi nel ruolo di spettatore. Questo punto fermo ha letteralmente incendiato la campagna elettorale soprattutto negli ultimi giorni in cui sono volati insulti e urla, nei comizi e davanti alle telecamere, tra tanto di social network e selfie vari. In parecchi comuni siamo chiamati anche a decidere i nuovi governi, quelli che si occuperanno delle nostre città, dei nostri quartieri, dei nostri problemi di tutti i giorni. Le amministrative di solito sono più sentite perché a candidarsi sono persone che conosciamo, di cui sappiamo le capacità e l'impegno e per ciò riscuotono un grado di interesse maggiormente elevato. Detto questo, un'altra valida ragione per andare ai seggi è che si vota per entrambe le elezioni con un sistema proporzionale, pur se differente, e non con un meccanismo di liste bloccate. Quindi noi cittadini abbiamo la possibilità di scegliere, di fare una croce su un simbolo e scrivere nome e cognome del candidato o dei candidati che secondo noi meglio ci rappresentano. Una soddisfazione non di poco conto di questi tempi in cui si parla tanto di riforma della legge elettorale per le politiche e in pratica continuiamo ad avere un parlamento di nominati e non di eletti.